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I parchi regionali sono oggi una realtà efficiente sia per la protezione di delicatissimi ecosistemi, sia per la valorizzazione turistica, sportiva e didattica delle aree montane. Quelli siciliani sono cinque in ordine di istituzione: il Parco dell’Etna (Catania), delle Madonie (Palermo), quello dei Nebrodi (Catania, Enna e Messina), il Parco Fluviale dell’Alcantara (Messina e Catania) e ultimo nato il Parco dei Sicani.Il “Parco dei monti Sicani”, quinta area naturale protetta dell’isola, a cavallo tra le province di Agrigento e Palermo, raggruppa quattro preziose riserve ricadenti nella valle del Sosio, Palazzo Adriano, Monte Carcaci, Monte Genuardo e Monte Cammarata. Le sedi del parco sono state individuate nei comuni di Bivona e Palazzo Adriano. Dodici i Comuni coinvolti.I Monti Sicani, rilievi calcarei con quote che superano generalmente i 1.000 m s.l.m., sino ai 1.578 m di Monte Cammarata ed ai 1436 di Monte delle Rose, presentano una notevole complessità di ambienti e microclimi, da cui scaturisce una grande ricchezza floristica e di situazioni forestali.Dal punto di vista botanico è stata infatti rilevata la presenza di oltre 700 specie vegetali di cui una quarantina endemiche.
aree protette siciliaIl Parco Fluviale dell’Alcantara di certo un sistema naturale di bellezza quasi primitiva, dove il paesaggio è modellato dall’incontro tra acqua e fuoco, con il fiume che scava ed incontra la lava bollente, creando grandi architetture di pietra: gole, pareti levigate, salti d’acqua, blocchi di pietra lisci e squadrati. Se l’Alcantara è caratterizzato dalla vegetazione fluviale (con il platano orientale ed il salice bianco, specie endemiche che lungo le rive, a pochi metri dall’acqua, si mischiano agli agrumi ed ai fichidindia), il Parco dell’Etna, con la sua orografia segnata dalle eruzioni laviche, è un vero giardino botanico. Il grande vulcano attivo – con i suoi 3.300 metri è il più alto d’Europa – presenta il versante nord ricoperto da una spessa coltre di neve per gran parte dell’inverno, e le grandi foreste di betulle o faggi dipingono un insolito paesaggio nordico a poca distanza dal mare.
Il Parco dei Nebrodi si snoda lungo la costa tirrenica, abbracciando la Sicilia verdissima dagli spazi immensi, con estesi boschi e foreste dove resistono tradizioni antichissime legate al lavoro della terra, alla tessitura, all’allevamento e all’uso di culture tramandate da pastori, carbonai, allevatori di cavalli, artigiani della ceramica.
sic e zps siciliaLe Madonie costituiscono un vero microcosmo naturale dove sono rappresentate tutte le specie vegetali del Mediterraneo, con esemplari altrove scomparsi, relitti botanici dell’ultima glaciazione come l’Abies nebrodensis, in un ambiente di straordinaria bellezza punteggiato da rare orchidee selvatiche. Tra le rarità protette figurano anche 90 specie di farfalle, alcune endemiche. In area parco ricadono diversi borghi medievali che offrono al visitatore un patrimonio storico-artistico di inestimabile valore.
Sono invece 77 le perle verdi della Sicilia, Riserve Naturali dove il paesaggio mediterraneo, sia esso collinare, palustre o montano, è stato in minima parte manomesso dall’uomo e dalle sue attività. Vere oasi di bellezza aperte alla fruizione dei turisti 365 giorni all’anno grazie al sistema della gestione affidata ad enti pubblici – come l’Azienda Foreste Demaniali che ad esempio gestisce il Bosco di Malabotta (Messina), Province o Comuni come la Provincia di Ragusa che gestisce la riserva del fiume Irminio – o associazioni ambientaliste – come Legambiente, Italia Nostra e WWF, che gestisce la riserva di Capo Rama a Terrasini (Palermo). Le prime ad essere istituite hanno fatto la storia dell’ambientalismo siciliano. Ecco allora che si parla dello Zingaro, con la sua linea di costa selvaggia e la rara vegetazione mediterranea di palma nana, l’antica tonnara ed i faraglioni. Oggi le riserve siciliane sono veri laboratori naturali dove la tutela della flora, della fauna, del paesaggio archeologico ed antropico si coniuga con attività didattica e di sperimentazione. Valga l’esempio dell’Isola dei Conigli di Lampedusa nell’arcipelago delle Pelagie (Agrigento), dove ogni estate si organizzano i campi di salvaguardia delle tartaruga Caretta Caretta che sulla sabbia candida è tornata a depositare le uova. A Pantelleria (Trapani) da alcuni anni

Cutgana

– oltre a tutelare i siti archeologici e le tipiche abitazioni (i dammusi) – è tornato l’asino pantesco, praticamente estinto ma ‘riassemblato’ grazie al lavoro dei ricercatori; mentre a Vendicari – nei pressi di Noto (Siracusa) – continuano a svernare gli uccelli esotici che sostano indisturbati in questo habitat tra acqua dolce, vegetazione lacustre e mare mentre si muovono sulle rotte per l’Africa. Unica per l’impatto paesaggistico e per le dimensioni della necropoli (più di 5000 tombe), è la riserva di Pantalica nella valle dell’Anapo (Siracusa). Il fiume ha scavato nei secoli il suo letto nel calcare degli altipiani Iblei, aprendo profondi canyon in mezzo ad una selvaggia vegetazione fluviale. Ed ancora straordinarie sono la riserva dello Stagnone a Marsala (Trapani) e la riserva di Trapani e Paceco in cui saline, mulini a vento e natura si coniugano in un susseguirsi di colori e scenari che, soprattutto al tramonto, lasciano a bocca aperta.

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Angelo MESSINA, professore Ordinario in quiescenza dell’Università degli Studi di Catania ove è stato docente di varie discipline biologiche ed ha ricoperto il ruolo di Presidente di vari Corsi di Laurea (Scienze Naturali, Scienze Ambientali, Scienze per la Tutela dell’Ambiente).Biologo naturalista, ha svolto attività di ricerca scientifica, comprovata da un centinaio di pubblicazioni, che interessa vari settori della biologia: la faunistica, la cariologia comparata e la sistematica degli Insetti Ortotteri e Blattari; le comunicazioni acustiche e l’autoecologia degli Ortotteri; la biogeografia della regione mediterranea.

Il Prof. Messina ha fatto parte di svariati organismi preposti alla valutazione di problematiche di carattere ambientale (Comitato Regionale per il riordino della legislazione sulla pesca e Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale della Regione Siciliana, ed ancora Comitato Tecnico-scientifico della Provincia di Catania e Comitato Tecnico-scientifico della Provincia di Enna).
Ha ricoperto varie cariche tra cui quelle di Vicepresidente della Federparchi con delega alle Aree Marine Protette d’Italia, di Direttore del Centro per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali degli Agroecosistemi (CUTGANA), di Direttore del Dipartimento Ambiente del CODACONS e di Presidente della Fondazione Cutgana.
Ha svolto una intensa attività nel campo dell’educazione ambientale ove ha promosso e coordinato la realizzazione di ecomusei (Natura e Scienza, Monti Climiti, Carsismo Ibleo e Diodoro Siculo).
Per la Provincia Regionale di Catania, ha curato la realizzazione dell’Acquario Mediterraneo di Giarre.
E’ ideatore di diversi progetti integrati rivolti alle scuole di ogni ordine e grado nel campo della educazione ambientale e della divulgazione del patrimonio naturalistico e demo-etnoantropologico di Sicilia. In questo campo vanno ricordate le iniziative denominate “ScuolAmbiente” e “Dai nonni ai nipoti: a scuola in masseria”.
Nel campo più applicativo delle scienze ambientali è stato responsabile di diversi progetti comunitari tra cui vanno ricordati, Ciclope, Archimede, Calypso e Prisma.
Ha coordinato la redazione della “Proposta di Perimetrazione del Parco Fluviale dell’Alcantara”.
Il prof. Messina si è attivamente interessato anche di divulgazione naturalistica producendo in questo settore numerosi articoli pubblicati in opere editoriali di prestigio, quali il “Grande Dizionario Enciclopedico” della UTET e la “Grande Enciclopedia Illustrata degli Animali” della MONDADORI.
E’ autore de “La Terra in condominio”, libro di educazione ambientale edito dalla “Maimone Editore” dedicato ai giovani delle scuole elementari e medie.