Il 10 maggio 2019 la Piazza del Campidoglio a Roma si è colorata ed è diventata per un giorno Villaggio per l’educazione ambientale con tanti ragazzi delle scuole, gazebo di enti e associazioni, attività rivolte ai più giovani.

Un’iniziativa promossa dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e dal Ministero dell’Istruzione per sottolineare sempre più la centralità delle tematiche ambientali e della sostenibilità nei programmi educativi e formativi in cui sono coinvolte le giovani generazioni. Con l’idea fare del 10 maggio la giornata per l’educazione ambientale in Italia.

La giornata è stata inaugurata dal Presidente della Camera, Roberto Fico, dal Sindaco di Roma, Virginia Raggi e dal Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. I ricercatori dell’Ispra hanno organizzato laboratori di educazione sul tema del mare, dei cambiamenti climatici e dei rischi naturali. Al Presidente dell’Ispra Stefano Laporta è stato affidato un simpatico dibattito con i giovani presenti in piazza per testare le loro conoscenze ambientali, rubando brevemente la conduzione della giornata a Marco Gisotti.

L’ISPRA e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente – SNPA – hanno tra i propri compiti istituzionali anche formazione ed educazione, con lo scopo di avvicinare i cittadini e i giovani al mondo della ricerca scientifica e della tutela dell’ambiente, attraverso la realizzazione di iniziative e progetti, anche in partenariato con altri soggetti, quali Ministeri, Enti Pubblici ed Associazioni e l’elaborazione di materiali e strumenti educativi, per lo più pubblicati sui rispettivi portali web.

Sette i laboratori organizzati da Ispra ed SNPA nel Villaggio: ecosistema spiaggia (la formazione dei litorali sabbiosi e la dinamica dei sedimenti); Posidonia oceanica spiaggiata, da “rifiuto” a sorprendente risorsa ambientale; erosione ed inquinamentogocce di civiltà in un mare di plastica (come la plastica sta soffocando il mare ed i suoi abitanti); noi ci adattiamo, e tu? (laboratorio di giornalismo sugli scenari di rischio climatico); misura la tua sostenibilità (gioco di ruolo); Geo-logica-mente (un tuffo nella storia di Roma dal Pleistocene ai giorni nostri).

Riportiamo le considerazioni del prof. Aurelio Angelini dello scorso aprile 2019 a commento sull’ultimo rapporto pubblicato dall’ONU “Global Environment Outlook (GEO-6)“: “L’inquinamento provoca più di un quarto delle malattie e delle morti nel mondo. Da poco – come detto – è stato pubblicato il “Global Environment Outlook (GEO-6), secondo il quale i danni causati al Pianeta sono così rilevanti che, se non si cambierà rotta, i rischi sanitari supereranno i già drammatici limiti catastrofici raggiunti. Il rapporto GEO-6 dell’ONU utilizza centinaia di fonti per calcolare l’impatto dell’ambiente su alcune malattie per stilare una serie di obiettivi urgenti in campo sanitario. Il GEO-6 è stato redatto da più di 250 scienziati di tutto il mondo.
Nel rapporto si legge che a causa degli inquinanti presenti nei nostri sistemi di acqua dolce, la resistenza anti-microbica diventerà la prima causa di decesso entro il 2050 e che «I perturbatori endocrini danneggeranno la fertilità degli uomini e delle donne, così come lo sviluppo dei bambini».
Joyce Msuya direttrice dell’UNEP nel presentare il rapporto, ha sottolineato che i dati scientifici sono drammatici e che “la salute e la prosperità dell’umanità sono direttamente legate allo stato del nostro ambiente … siamo a un bivio e se continueremo sulla via attuale ci attende un futuro oscuro”.
Alcuni punti che i ricercatori hanno messo in evidenza nel Rapporto:
• sono stati stimati nel 2015 circa 9 milioni di decessi nel mondo collegati all’inquinamento
• uno su quattro delle morti premature e delle malattie nel mondo è collegato all’inquinamento provocato dall’uomo
• le emissioni collegate all’inquinamento atmosferico e ai prodotti chimici che hanno contaminato l’acqua potabile mettono infatti a rischio l’ecosistema che garantisce la sopravvivenza di miliardi di persone
• aumenta il divario fra paesi ricchi e poveri e lo spreco al nord del mondo portano fame, povertà e malattie al sud

  • il cambiamento climatico, con siccità o tempeste, mette a rischio le vite di miliardi di persone, con pesanti conseguenze anche sull’economia globale e provoca drammatici esodi ambientali
    • non hanno accesso all’acqua potabile 1,4 milioni di persone che perdono la vita ogni anno per patologie che si potrebbero evitare come, ad esempio, le diarree o i parassiti presenti nelle acque contaminateL’ONU sottolinea quanto questi danni abbiano effetti a lungo termine sulle nostre vite. I prodotti chimici rilasciati nel mare sono nocivi “per diverse generazioni” e 3,2 miliardi di persone abitano su terre degradate dall’agricoltura intensiva e dalla deforestazione.

Nel rapporto ONU si legge: “Servono azioni urgenti e ampie per contrastare questa situazione”. Senza una riconversione dell’economia mondiale verso una produzione più sostenibile, il concetto di crescita potrebbe divenire privo di significato anche per l’aumento delle morti e all’aumento dei costi sanitari.
Lo studio dell’Onu segnala che la situazione può essere comunque recuperata LIMITANDO LE EMISSIONI in ATMOSFERA E L’USO DI PESTICIDI. Anche lo SPRECO ALIMENTARE potrebbe essere ridotto dal momento che nei paesi più ricchi il 56% dei cibi scaduti viene buttato. “Da qui al 2050 dovremo nutrire 10 miliardi di persone ma questo non vuole dire che dobbiamo raddoppiare la produzione. Ma questo deve portare anche al cambiamento degli stili di vita” .

Ben venga la Giornata Nazionale della Educazione Ambientale ma agiamo subito!


(NdR): Francesco Cancellieri  è il Presidente Associazione Centro Educazione Ambientale (CEA) Messina onlus