L’agricoltura biologica è un metodo di produzione sostenibile che genera evidenti benefici ambientali e socio-economici e può contribuire allo sviluppo delle aree rurali. La sostenibilità del metodo biologico è riconosciuta non solo dagli esperti e dagli operatori del settore ma anche dai consumatori, visto che da alcuni anni il settore si caratterizza per un continuo incremento dei consumi. Tale espansione evidenzia come il biologico sia uno dei pochi settori dell’agroalimentare in controtendenza rispetto alla situazione di generale crisi. Tuttavia, nonostante i segnali positivi, l’offerta interna non riesce ad assecondare l’evoluzione positiva della domanda con un aumento della superficie di produzione, che negli ultimi anni oscilla intorno a 1,1 milioni di ettari.È ormai chiaro come, a livello europeo, lo sviluppo dell’agricoltura biologica sia attribuibile all’applicazione del regolamento (CEE) n. 2078/92, prima, e all’attuazione dei programmi di sviluppo rurale (PSR), a partire dal 2000.
Tuttavia, in Italia, diversamente dagli altri paesi europei, questo slancio sembra essersi esaurito; in alcune regioni l’azione a favore dell’agricoltura biologica (misura 214) ha perso la sua carica attrattiva. La revisione dei PSR in seguito all’Health check ha costituito un’importante occasione per restituirle potere incentivante, evidenziando però l’esigenza di intervenire anche attraverso altre misure dei PSR, come gli strumenti di progettazione integrata, in coerenza con le politiche nazionali e regionali di settore, così che tutti gli interventi acquisiscano carattere di organicità.
Il settore biologico italiano mostra numerosi punti di forza, come la elevata diversificazione dei canali commerciali e la sua affermazione nei mercati locali, la spinta diffusione nella ristorazione collettiva, la qualificata presenza nel sociale, il legame con il territorio, spesso rivolto alla valorizzazione congiunta delle sue risorse.
I punti di debolezza del settore, tuttavia, restano ancor numerosi e, tra questi, si riscontra il basso livello di investimenti, l’inadeguatezza del sistema della conoscenza nelle sue diverse componenti, la bassa concentrazione delle aziende, che ostacola sia l’aggregazione dell’offerta sia l’organizzazione di un adeguato sistema logistico, lo scarso sviluppo del segmento della trasformazione, soprattutto al centro-sud d’Italia, dell’interprofessione e degli accordi contrattuali, il difficile accesso alla certificazione soprattutto da parte dei piccoli produttori e distributori.
Consapevoli non solo delle criticità che limitano lo sviluppo del settore biologico, ma anche delle sue enormi potenzialità rispetto all’obiettivo di rendere più sostenibile l’intera filiera agroalimentare e la gestione del territorio, il MIPAAF, attraverso i suoi uffici (SAQ e COSVIR) e la Rete Rurale Nazionale, ha avviato una serie di attività di ricerca e analisi per approfondire la conoscenza del settore, individuare più efficaci modalità di intervento e sviluppare le possibili sinergie tra le diverse attività in corso.
Una pacifica rivoluzione sta attraversando quindi l’agricoltura italiana: sono gli alimenti biologici. Li riconosci perché riportano in etichetta la dicitura “Da agricoltura biologica” e hanno sapori autentici e pieni. L’agricoltura biologica, pur affondando le radici nel passato, rappresenta un balzo verso un futuro di ricerca dei sapori naturali e della qualità, di responsabilità ecologica e consapevolezza. In tutta Italia sono circa 54mila le aziende che hanno scelto di coltivare i loro prodotti senza ricorrere a concimi, diserbanti, insetticidi, anticrittogamici.
Tutto il ciclo della produzione, dalla preparazione del terreno per la semina fino alla vendita del prodotto finito, è sottoposto ai controlli di organismi specializzati appositamente riconosciuti dallo Stato, che certificano e garantiscono il pieno rispetto delle normative e dei disciplinari di produzione. L’impegno degli agricoltori biologici però non è solo rivolto alla qualità dei prodotti, ma anche alla salvaguardia dell’ambiente.
Per mantenere e aumentare la fertilità naturale di un terreno ben tenuto, gli agricoltori biologici praticano le rotazioni agrarie, una tecnica che deriva dalla millenaria sapienza contadina, mentre la concimazione avviene con materiale organico. Per salvaguardare la naturale ricchezza del suolo evitano macchinari pesanti e scelgono varietà robuste e resistenti: non producono le strabilianti quantità dell’agricoltura convenzionale, ma certamente non esigono trattamenti chimici di sintesi.
Pongono la massima attenzione al benessere degli animali: la regolamentazione comunitaria proibisce l’allevamento in gabbia. Inoltre rifiutano l’ingegneria genetica: i prodotti da agricoltura biologica sono tutti OGM FREE. Molte aziende di trasformazione dei prodotti alimentari condividono questi criteri di qualità. Il consumatore attento può così trovare non solo cereali, frutta e verdura di produzione biologica, ma anche farine, pane, biscotti, cracker, fette biscottate, fiocchi di cereali, pasta, riso, latte fresco e a lunga conservazione, yogurt, formaggi, uve per la produzione di vino, frutta secca, marmellate e confetture, succhi di frutta, miele, olio extra vergine d’oliva.
Nel corso del Mercatino Biologico a Piazza Casa Pia sono state raccolte firme per la Legge di Iniziativa Popolare (LIP) Rifiuti Zero