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Il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, ha promosso un incontro, oggi 10 Aprile 2010, alla provincia, con la presenza di deputati nazionali e regionali, dell’arcivescovo di Messina, Lipari e S. Lucia del Mela, mons. Calogero La Piana, e del presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, per risolvere i problemi dei lavoratori Pumex di Lipari. Erano presenti: D’Alia (governo nazionale), Garofalo (governo nazionale), Panarello (deputato regionale), Corona (governo regionale), Laccoto, Ardizzone, Romano. Nel 2007 si interrompe una vicenda storica per il comune di Lipari, che è quella dell’estrazione della pomice. Questa attività per molti decenni è stata la ricchezza dell’isola, e ha rappresentato l’unica industria che dava un lavoro stabile a 50-100 persone per l’arco dell’intero anno, mentre tutte le altre attività sono state sempre stagionali (tranne i supermercati). Nel 2007 questa industria smette di produrre. Spirano le concessioni per l’estrazione (cosa che già accadeva ad es. per esaurimento dei tempi di autorizzazione, ma in seguito le concessioni arrivavano) e non possono più essere rinnovate. Perché? Perché l’Unesco ha reso le isole Eolie patrimonio dell’umanità, e ha minacciato di escluderle da tale patrimonio se non si fosse dato un termine finale, un termine di chiusura, alle cave e dunque alla Pumex; così, dal 2007, le concessioni non sono più state rinnovate. Un discorso di questo genere vede d’accordo il Comune, la Regione ed il governo nazionale visto che a nessuno fa piacere (anzi farebbe male all’Italia tutta) non fare più parte del patrimonio dell’umanità. Ma dobbiamo ricordare che esisteva l’impegno della Regione siciliana, del governo nazionale, e quindi anche del Comune, a che i 38 lavoratori rimasti senza lavoro dall’Agosto 2007, avessero una nuova occupazione nei Beni Culturali, ad es. presso il museo archeologico di Lipari, presso l’intera area archeologica di Lipari, presso l’isola di Salina e quant’altro. L’impegno governativo è stato disatteso. Bisogna dare a queste persone un posto di lavoro, che gli è stato scippato tre anni fa. Diciamo scippato perché il problema non era dell’azienda, il mercato del prodotto non è mai mancato; il problema era rimanere a far parte del patrimonio dell’umanità, umanità che però manca ai nostri politici, visto che ci sono 38 persone, fra cui vari padri di famiglia, che sono ridotti alla fame da tre anni: è un’ingiustizia così macroscopica che non serve neanche sottolinearla ulteriormente. L’impegno non scritto ottenuto oggi dai lavoratori è stato quello di fare pressione sul governo regionale sfruttando l’occasione della finanziaria attraverso un emendamento che possa venire incontro a queste 38 persone (e di conseguenza alle rispettive famiglie): servono ricollocazione e riconversione ambientale.