Maurizio Zuccaro (classe 1961) è un pregiudicato già detenuto perché appartenente all’associazione mafiosa Santapaola-Ercolano; attraverso i figli Rosario e Filippo e la moglie Graziella Acciarito, continuava ad impartire ordini e a gestire i suoi affari economici, ad esempio “acquisendo quote di partecipazione in attività economiche che venivano intestate a prestanome allo scopo di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale”.
Tanto è emerso a seguito della denuncia di tentata estorsione presentata nel mese di giugno 2016 da uno dei titolari di una società che gestisce un parcheggio nei pressi dell’aeroporto di Catania, che ha condotto all’associazione mafiosa Santapaola-Ercolano gruppo di “San Cocimo”, al quale appartengono anche Maurizio Zuccaro con i suoi figli e la moglie, e suo cugino Angelo Testa.
Questa notizia di cronaca dovrebbe far riflettere sulla questione di esecuzione della pena e relazioni familiari.
Ci spiega Carlotta Bargiacchi: “L’ordinamento penitenziario prevede la possibilità per detenuti ed internati di essere ammessi ai colloqui con i congiunti e con altre persone, anche se viene subito specificato che particolare favore viene accordato ai colloqui con i familiari, intendendo in questo senso valorizzare i rapporti con la famiglia quali elementi del trattamento accanto alla triade lavoro, istruzione, religione. La loro natura di elementi trattamentali viene altresì confermata dal fatto che la loro ammissione non è subordinata, né alla condotta tenuta, né alla reale partecipazione al programma trattamentale, né tanto meno alla gravità del reato commesso. L’ottica è di togliere dalla premialità ogni concessione inerente i colloqui, o gli strumenti preposti al mantenimento delle relazioni familiari, e di inserirli tra gli strumenti trattamentali di cui l’amministrazione si deve rendere garante”.

Link alla ricerca di Carlotta Bargiacchi:
http://www.adir.unifi.it/rivista/2002/bargiacchi/cap2.htm