La caserma “A. Bonsignore” di Messina, nel pomeriggio di oggi, ha fatto da cornice alla cerimonia di inaugurazione del monumento dedicato ai 5 Carabinieri siciliani caduti a Nassiriya.

Il Ministro della difesa Elisabetta Trenta è per l’occasione giunta nella città dello Stretto e ha partecipato alla commemorazione, che si è tenuta nel cortile interno alle 16:30, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale Giovanni Nistri, del Comandante Interregionale, Generale Luigi Robusto, dei familiari dei caduti e delle massime Autorità civili, militari e religiose. Stretti nel rinnovato dolore, le famiglie degli uomini di pace che in quel tragico 12 novembre 2003 persero la vita: un attacco terroristico che a Nassiriya, in Iraq, Alfio Ragazzi, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horacio Mayorana ed Emanuele Ferraro pagarono a caro prezzo. Hanno preso parte alla cerimonia, scostando il telo rosso che ricopriva il monumento ed inaugurandolo, la vedova di Alfio Ragazzi Tiziana con i suoi due figli Enrico e Salvatore, Sabrina Cavallaro e la figlia Lucrezia,la famiglia Intravaia, la mamma ed i fratelli di Horacio Majorana. L’Arma dei Carabinieri ha voluto oggi ricordare e celebrare il loro sacrificio: il monumento dedicato ai 5 caduti è un piano d’Altare in pietra siciliana che reca la firma dell’Istituto d’arte “Ernesto Basile” di Messina. A realizzarlo, infatti, gli studenti del liceo artistico nostrano, anch’essi presenti alla commemorazione. La base è stata artigianalmente prodotta con quattro pietre diverse, provenienti dalle terre d’origine dei caduti, mentre la pietra rossa posta a circondare i blocchi rocciosi proviene da Nassiriya; dalle quattro pietre si ergono cinque rose in ferro battuto, a ricordo dei cinque caduti.

Dopo aver ringraziato il Ministro e tutte le Autorità presenti, giunte da Palermo, Catania e Avola, il Generale Robusto ha principiato la cerimonia, definendola come “un’occasione di incontro che afferma valori, gli stessi che si cercano di tramandare”; un momento importante per questa terra e per noi Carabinieri che più che mai lo sentiamo, che ci dà la forza di andare avanti nel credere in questi valori.”

Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, dichiarando la viva emozione che la cerimonia le ha procacciato, ha qualificato il sacrificio dei cinque carabinieri come “un atto d’amore, non un atto dovuto, per il Paese, un sacrificio che deve restare presente nella nostra memoria.” La Trenta ha poi fatto menzione della criminalità organizzata che delle nostre terre è triste realtà, la quale con impegno e vigore lo Stato tenta di combattere, in una guerra alle mafie che, seppur non conclusa, ha già inferto colpi fortissimi alle consorterie criminali. “In tale direzione, l’arma è punto di riferimento per la gente, soprattutto nelle realtà più lontane e disparate delle terre siciliane e calabresi, un presidio dello Stato vicino alla gente.”, ha poi aggiunto il Ministro. A conclusione del discorso, il suo ricordo va a Nassiriya: “è per me un posto dell’anima, in cui ho lavorato per tanto tempo e ho trovato una popolazione che parla degli italiani. Noi abbiamo lavorato con il cuore, professionalità sì ma tanto cuore. Per questo loro ci ricordano e ci definiscono fratelli anche nel sangue. Gli italiani e i Carabinieri sono i migliori nel ricostruire le possibilità di un popolo quando si passa da un conflitto alla pace, pertanto dico a loro grazie.”