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Capo d’Orlando – E’ iniziato “il tempo delle nocciole” che, cadendo dagli alberi insieme alle loro cugine castagne, trasformano i noccioleti in lunghe distese di prati marroni.

In capagna, dunque, c’è fermento per la loro raccolta, pulizia, classificazione e vendita.

Un tempo, i lavoratori instancabili della terra erano centinaia; questo momento significava molto per le famiglie, le quali avevano sussistenti benefici economici dalle raccolte autunnali. Oggi, pochi sono che continuano a svolgere tale mestiere e, data la numerosa emigrazione verso le città, anche la manodopera è diventata rara e più costosa. Infatti, era usanza ingaggiare donne per la raccolta manuale delle nocciole e uomini per la loro pulizia e stipazione.

Ma qualcuno anocra resiste al tempo, e coltiva la propria terra, avvalendosi però intelligentemente delle nuove attrezzature che il mercato agricolo offre: le cosiddette macchine raccogli-nocciole, quelle per la preparazione del terreno (che si avvalgono di getti d’aria per “sbuffare” lontano le foglie che ricoprono ed occultano le nocciole) e le macchine per l’asciugature di quest’ultime.
I loro costi variano a seconda della potenza e delle possibilità economiche, ovviamente, ma rendono il lavoro più veloce, preciso e meno faticoso.

Noi abbiamo incontrato uno di questi “antichi” lavoratori, il Sign. Giorgio Interdonato, dell’Azienda Agricola Interdonato, operante a Canalotto frazione di San Piero Patti (Messina). Egli, gentilmente, ci ha rilasciato un’intervista spiegandoci l’utilizzo di questi nuovi macchinari e ci ha dato modo di seguire brevemente il loro lavoro.

In un mondo…in un presente…che sembra non apprezzare più nulla ed è alla ricerca continua di forti emozioni ed eccessivi lussi, forse la gioia più semplice ed il benessere stanno proprio nel riscoprire antiche tradizioni perdute, dimenticate, al contatto con la Natura ed il risultato dei nostri sforzi giorno dopo giorno.