OTTOCENTESCA STATUA SIMBOLO DELLA CITTA’ DELLO STRETTO

Messina, mitica città dello stretto ricca di storia e di tradizioni, rappresenta oggi un’ambita meta turistica. Periodicamente diverse e possenti navi da crociera, entrando nel porto, attraccano al molo posto di fronte al palazzo municipale. I passeggeri, scendendo, sono accolti benevolmente da una luminosa statua ottocentesca, simbolo della città, denominata genericamente “Allegoria di Messina”.

Il turista non riesce ad esimersi dallo scattare le consuete fotografie di rito, attratto più dalla bellezza dell’opera che dal reale significato intrinseco della stessa. Peraltro, in una città completamente ricostruita e per molti aspetti nuova come può apparire Messina, i segni artistici che per definizione qualificano l’arredo urbano in molti casi sono stati ricollocati, dopo il terremoto del 1908, in luoghi assai diversi dal loro contesto originario, perdendo così ogni rapporto con la storia della città. E’ appunto il caso dell’opera in argomento, la cui reale denominazione è “Messina riconoscente pel benefizio del Portofranco”.

LA MESSINA RICONOSCENTE 01 La domanda che a questo punto sorge spontanea è la seguente: cos’era e cosa rappresentava il Portofranco per la città di Messina? Tale istituzione rientra fra gli antichi privilegi dei quali ha goduto, a fasi alterne, la città dello Stretto. Rapidamente, avvalendoci dell’opera di Gaetano Oliva, prosecutore degli “Annali della città di Messina” di Caio Domenico Gallo, possiamo fare riferimento al 5 settembre 1784, data in cui Ferdinando IV sancì l’editto e le istruzioni con le quali non solamente fu permesso il deposito delle merci estere nel recinto cittadino, ma anche il consumo franco in tutto lo spazio della città. L’editto, quindi, garantiva e confermava il privilegio di Scala e Portofranco, già concessi alla città negli anni 1695, 1714 e 1728. In tal modo il Portofranco divenne, scrive Gaetano Oliva, “[…] un mezzo di prosperità, che accrebbe in breve la popolazione e la ricchezza di Messina, traendo nel suo seno moltissimi stranieri, che fondarono utili stabilimenti, e vi portarono la loro fortuna e il loro genio commerciale […]”. Privilegio importante che vide, nel corso dei secoli, ulteriori ampliamenti, come nel 1806, ma anche notevoli restrizioni, dettate con Decreti Reali del 1817, del 1819 e del 1826, che contribuirono ampiamente a deprimere il commercio messinese facendo peraltro lievitare gli introiti doganali del regio governo.

LA MESSINA RICONOSCENTE 02 Compresa l’importanza economica del Portofranco passiamo ora al significato storico della statua. Per tale motivo occorre fare un salto indietro nel passato fino all’anno 1849 quando, a seguito della rivolta antiborbonica, la repressione regia fu talmente dura nella città dello Stretto che venne proclamato lo stato d’assedio. La capacità di ripresa dimostrata dalla popolazione peloritana per la sua operosità, lo sviluppo realizzato in vari settori della vita pubblica, fecero decidere il re Ferdinando II, forse nell’intento di creare una corrente d’opinione a lui favorevole, a concedere il 12 febbraio 1852 l’ampliamento del Portofranco a Messina e il 28 marzo successivo a revocare lo stato d’assedio. Riporta Salvatore Calleri in “Messina moderna” che “[…] con il decreto del 12 febbraio 1852, n. 2834, venne pubblicato un regolamento sul servizio della dogana e del Portofranco di Messina, con il quale la zona di lavorazione e contrattazione delle merci indigene e straniere fu ampliata notevolmente e furono dettate minute norme sull’uscita delle merci dalle porte Zaera e San Leone e sui controlli di Scaletta e Divieto. L’ampliamento dell’area franca comportò la costruzione d’una più larga cinta muraria intorno alla città, onde ordinò di aumentare i diritti di stallaggio delle merci esterne immesse nel Portofranco dall’1% al 2%. […]”.

LA MESSINA RICONOSCENTE 03 Le parole di Gaetano Oliva danno l’idea dell’importanza del beneficio concesso: “[…] quanto entusiasmasse i Messinesi quest’atto di sovrana munificenza non è a dirsi; si fecero pubbliche dimostrazioni di gratitudine e di affetto al Re, ed alla real famiglia, nelle quali non vi fu di officiale che il solo invito al sindaco; il resto ebbe il carattere della più schietta spontaneità per parte del popolo […]”.
Fu deciso di ricordare l’avvenimento commissionando una statua al giovane artista Giuseppe Prinzi e si riesce a fissarne con sufficiente sicurezza la data di esecuzione entro il 1858. Scrive infatti Gaetano Oliva negli Annali che il Senato messinese, e in particolare l’intendente D. Giuseppe Artale, volendo sostituire la copia della Scilla incatenata nella fontana del Nettuno di Montorsoli, eseguita da Letterio Subba in sostituzione della statua originale gravemente danneggiata nei moti antiborbonici del 1848, commissionò “[…] la produzione della Scilla ad altro artista messinese, al giovane Giuseppe Prinzi, che in quell’anno medesimo, tornando da Roma, ove frequentò lo studio del Tenerani, avea collocata, in fondo alla grande scala del palazzo municipale, una statua colossale rappresentante Messina riconoscente pel benefizio del Portofranco […]”.

Ricorda Gioacchino Barbera, in “Il Quartiere Ottavo di Messina”, che della “Messina riconoscente…” venne presentato un modello in gesso nella sezione Arti Figurative della mostra Interprovinciale di Messina del 1882, di cui però si è persa ogni traccia. In merito ai dati stilistici è del parere che, “[…] pur essendo una prova giovanile e ancora acerba delle potenziali qualità dello scultore messinese, l’opera possiede già in nuce i caratteri specifici del linguaggio rigorosamente accademico del Prinzi, esemplato sull’imitazione dell’antico e sull’idealizzazione puristica del vero, da lui diligentemente assimilati alla scuola del Tenerani […]”.

La statua, ora in largo Minutoli, proviene dal Palazzo Municipale dove era posta in una nicchia al centro dello scalone monumentale, tra due lapidi che ricordavano gli eroi del 1847, com’è documentato da una rara fotografia scattata dopo il terremoto del 1908. Fatta a pezzi e ricoverata al Museo, solo nel 1967 è stata restaurata e largamente reintegrata dal prof. Francesco Finocchiaro per essere poi collocata, nel 1973, nel sito attuale. E qui oggi la vediamo, in marmo bianco, con gli emblemi del commercio e, nella mano destra, il decreto con il quale Ferdinando II di Borbone concesse nuovamente alla città l’ambito privilegio del Portofranco.

Fieri della storia e delle tradizioni, simbolo della città del Peloro, a memoria queste poche righe che, insieme a quelle dei cronisti e degli autori messinesi, accompagneranno il lungo viaggio nel tempo della luminosa marmorea scultura.