Si è parlato di ricerca, servizi di incubazione, accessibilità agli strumenti finanziari e opportunità per imprese strutturate e per giovani imprese in questo pomeriggio di luglio presso il Marina del Nettuno Yachting Club.
L’incontro, titolato “Lo Stretto Sostenibile: Imprese e Competitività”, è stato voluto da Giovani Imprenditori Confindustria di Messina e di Reggio Calabria, allo scopo di far conoscere “l’ecosistema innovazione” nell’area dello Stretto. Università, startup ed esperti si sono confrontati per far luce sulle modalità di lavoro dei driver dell’Innovazione sullo Stretto, esaminando i fattori da valorizzare e le leve ancora da attivare e illustrando ai presenti alcune delle nuove idee sorte tra le due sponde: Digital Green, PMopenlab, La RG e il progetto SIC – Stretto in Carena.

Hanno preso parte all’incontro i professori Michele Limosani, docente di Politica Economica dell’Università di Messina e Consuelo Nava, docente di Sostenibilità e Innovazione del Progetto dell’Università Mediterannea di Reggio Calabria;  Francesco Rao Genovese, di La RG; Fabio Bruno, di Start Up Messina; Giuseppe Pizzichemi,VP Gruppo GI Confindustria Reggio Calabria; Vicenzo Fracassi, di Digital Green; Andrea Procopio, di PMopenlab; Pietro Lanzafame, di Agoché Innovazione Sociale; Lorenzo Cardullo, VP Gruppo GI Sicindustria Messina; Gero La Rocca, Presidente GI Confindustria Sicilia e gli animatori del progetto SIC – Stretto in Carena. A moderare i lavori Davide Blandina, delegato Giovani Imprenditori Confindustria Sicilia; presenti anche Sveva Arcovito, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Sicindustria Messina e Umberto Barreca, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Reggio Calabria che hanno principiato l’evento con i saluti istituzionali.

Un dato balza prepotente all’attenzione: la Sicilia e la Calabria ogni giorno si spopolano dei migliori talenti, i quali finiscono con il dare beneficio a territori che offrono più opportunità. È emerso come le forti limitazioni con cui le giovani eccellenze devono fare i conti nella territorialità nostrana fungono da deterrente nei confronti di chi vorrebbe restare ad arginare il cosiddetto fenomeno della “fuga dei cervelli”. Tuttavia, sebbene i dati non facciano ben sperare, non possono essere sottaciuti processi innovativi made in sud che sono espressione di un meridionalismo non ripiegato su se stesso ma pronto a darsi da fare. Come affermato da Blandina nel corso del dibattito, “Nonostante la latitudine poco fortunata in cui viviamo e che ci pone in svantaggio rispetto ad altri competitor, non sono pochi i casi eccellenti di startup che si possono enumerare”. Tra queste, solo a titolo d’esempio, Start Up Messina, che in quattro anni ha messo insieme più persone possibili e la loro idea di impresa, abbattendo così i muri istituzionali e creando occasioni di scambio.

Quella prospettata quest’oggi è dunque una sinergica integrazione tra le due sponde, basata sulla conoscenza dei processi all’avanguardia e sulle opportunità riservate alle giovani generazioni. La giusta via illustrata è quella del ponte tra la pubblica amministrazione e il privato, partendo dalla piena comprensione delle vocazioni economiche di ogni territorio, al fine di meglio sfruttare le risorse naturali di cui troppo spesso si ignora il potenziale.

“Viviamo – ha dichiarato la Nava – in uno dei momenti più critici, nel quale quelle del Mediterraneo sono le Università più a Sud del Sud, dove l’inesistenza di fondi da investire nella ricerca non permette di compensare il gap che esiste tra noi e il Nord Italia.” L’Università, a cui è richiesto il ruolo di incubatore e moltiplicatore di idee, riveste dunque una funzione essenziale insieme alle imprese, nell’ambito di un compound formativo e professionale.

L’obiettivo resta sempre lo stesso: favorire sinergie tra la pubblica amministrazione e il privato e mettere tutto a sistema per creare al Sud economia diffusa.