Speriamo ardentemente che i titolo di questo articolo sia errato e l’Amministrazione De Luca batta subito un colpo (in senso positivo).

Oggi abbiano notato su Facebook il post di Maurizio Biundo che pubblichiamo integralmente:
“Si chiama Gruppo Arena l’azienda che da qualche giorno ha preso la gestione del supermercato (ex Simply) localizzato sulla via Consolare Pompea (Villaggio Sant’Agata) a Messina.
In pochissimi giorni ha fatto capire subito la direzione che desidera intraprendere nella sua gestione. Non parlo di aumento di prezzi (che si è verificato) o di cambio di ditte, mi riferisco al primo gesto di “Pulizia Etica” del quale potevamo sinceramente fare a meno.
Mi spiego meglio….
Da circa 20 anni un uomo africano , che per artificio chiameró “Karim”, ha tenuto un piccolo banco nel quale esponeva orologi e altre “chincaglierie” con la speranza di venderli accanto l’ingresso del supermercato (che è un marciapiede pubblico).
Chi fosse abituato a passare dritto velocemente, senza neanche guardarlo in faccia (figurarsi chiedere il suo nome o altro), non avrà neanche notato che al posto di quel banco e di quel cordiale signore (che salutava sempre tutti con cordialità e rispetto) c’è un inutile, triste e noioso spazio vuoto.
Eh già! La prima scelta di marketing del Gruppo Arena è stata quella di ordinare allo “Inerme” (?) direttore di allontanare quella figura che in 20 anni si era conquistata il suo posto come parte integrante di una comunità che non solo lo aveva accettato ma lo guardava anche con simpatia.
“Ehi! Niente di grave.” diranno alcuni benpensanti. “Gli hanno solo detto di trasferirsi nel marciapiede di fronte!”.

A parte il fatto che su un suolo pubblico non dovrebbe avere voce in capitolo un Supermercato, aggiungo che farlo trasferire lontano dalla zona di entrata e uscita dei clienti significa togliergli la possibilità di guadagnare quelle due lire per le quali sta intere giornate ad attendere (con qualunque tempo e temperatura).
Adesso desidero rivolgermi a coloro i quali conoscono Karim, o potrebbero conoscerlo, o conoscono un Karim nella propria città, o nel proprio quartiere.
A coloro i quali sono “Karim”, o si sentono un “Karim”, o sono stati “Karim”, o che sanno di poter esser un “Karim”…
Dico che questo non è giusto!
È vero. Ci sono miliardi di cose ingiuste.
I morti in mare, l’omofobia, Bibbiano e tutto il resto… ma c’è anche “Karim”, ed io non posso far finta di non aver visto i suoi occhi mentre mi spiegava come mai era così lontano dall’ingresso del supermercato.
“E a te che ti interessa” mi chiedeva la ragazza al Box informazioni, mentre chiedevo del direttore per ricevere spiegazioni. Avrei potuto parlare per ore di cosa significa per me “essere umano”, del senso di appartenenza ad una razza (quella si che è realmente esistente) che sente una ingiustizia fatta ad un altro, bruciante come se fosse fatta a me. Avrei potuto arrabbiarmi perché la sua domanda mostrava il suo disinteresse e la sua leggerezza nei confronti di un gentile signore che era lì da prima che lei fosse assunta in quella azienda…. ma non c’era tempo e forse non sarebbe servito. Ero lì per delle spiegazioni da ricevere non per darne.
Il Direttore alle mie domande allarga le braccia. “Ricevo ordini”. Mi ritrovo in un secondo a pensare “L’ho già sentita questa!”.
Ma “la Storia siamo noi, nessuno si senta offeso” si cantava secoli fa. E con questa storia e con queste difficoltà che dobbiamo dialogare.
Oggi è stato fatto un allontanamento, è solo uno di tanti tasselli di un disegno più ampio.
Ma ognuno di noi può decidere di essere un “Argine” dinanzi a questa esondazione umana e spirituale.
Ognuno a proprio modo…
Attraversiamo la strada per conoscere Karim. Manifestiamo al direttore il nostro disappunto per la scelta di allontanare Karim. Scriviamo al Gruppo Arena facendogli sapere cosa ne pensiamo della sua politica ” igienista”.
O qualunque altra cosa ci venga in mente.
Io farò la mia parte. Spero che i vari “Karim” disseminati tra i miei amici e non, desiderino fare la propria.
Diceva un vecchio slogan di quando ero più giovane: “La rassegnazione è un suicidio quotidiano“. Torniamo a vivere! Prendiamoci la briga!”

Innumerevoli le risposte al post da parte dei cittadini della zona (loro si che sono civili !) ed alcuni hanno chiesto la mail del Gruppo per far sentire la propria voce: eccola serviziocienti@gruppoarena.it