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Domenica 13 febbraio anche la città di Messina ha partecipato alla Giornata Nazionale di Mobilitazione in difesa della dignità delle Donne.

Numerosissime le presenza ieri mattina a Piazza Cairoli. Donne, uomini e bambini senza distinzione di bandiera politica hanno fatto sentire la loro voce, protestando per il degrado che la figura femminile sta subendo nel nostro paese con cartelloni, slogan e palloncini bianchi.

È impossibile non riconoscere l’ingente quantità di messaggi dispregiativi nei confronti della donna che quotidianamente inquinano il nostro immaginario. Cartelloni pubblicitari, televisione, telegiornali, cinema; ovunque la donna ha finito per essere considerata un mero strumento sessuale, riconosciuta solo per la sua fisicità.

Oggi, al degrado offerto dai media, sia aggiunge quello, ancor più grave, che ci viene servito dal mondo della politica; un mondo che ogni giorno perde una grossa fetta di credibilità, reggendosi in piedi solo grazie al peso della sua stessa depravazione.

Impossibile non politicizzare una manifestazione che con voce forte e chiara riconosce nella persona del Premier il primo, autentico e ormai pubblico carnefice della dignità femminile.

Le donne italiane non sono solo escort ed ex soubrette travestite da ministri; non sono solo giovani arriviste che fanno della bellezza la loro forza. Le donne italiane sono lavoratrici, madri, mogli che per anni hanno lottato per vedersi riconoscere ciò che hanno sempre avuto, il diritto inviolabile alla vita ed alla dignità.

Eppure questo universo femminile nelle rappresentazioni mediatiche non viene riconosciuto. La donna che compare in tv non è altro che il riflesso di uno specchio deformato che oscura gran parte della verità.

Ciò che la nostra società sta creando, nutrite di queste immagini, sono solo bambole alla ricerca di facili ricchezze che sanno di poter ottenere svendendosi per una comoda poltrona.

Sembra assurdo, dopo anni di contestazione femminista, ritrovarsi ancora una volta in piazza ad urlare il valore della donna e difenderla dalla cultura dominante. Oggi però questo “nemico” del mondo femminile ha un nome, una posizione ed una ricchezza che lo stesso popolo gli ha riconosciuto. Com’è stato possibile?

Inutile ricercare motivazioni nel passato. Il presente ciò che mette in piazza sono milioni di persone che si accalcano per firmare, su iniziativa del Partito Democratico, nella speranza che un numero rilevante di nomi diventi sinonimo di dimissioni.

Se non ora quando?

Bisogna dire basta al degrado dell’Italia, derisa in tutto il mondo per la sua corruzione e faciloneria.

Se non ora quando?

Perché se le cose non iniziano a cambiare subito il futuro femminile non può essere rischiarato.

Se non ora quando?

Perché le donne sono il motore della vita. Senza le donne non c’è la vita.

Se non ora quando?

Perché, come ha detto Susanna Camusso dal palco della manifestazione a Roma, “noi non siamo di serie B […] non accettiamo di vedere il nostro Paese trasformato in una brutta telenovela televisiva”.