Ileceità diffusa, inosservanza del testo unico ambientale e grave danno per l’economia del territorio.

È questo l’esito di un’indagine a tappeto condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Milazzo nel settore degli autolavaggi. A fronte di 16 strutture visitate tra Milazzo a Venetico, le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro 9 attività di autolavaggio e denunciati all’autorità giudiziaria complessivamente 10 soggetti responsabili degli impianti situati a Giammoro, Milazzo, Torregrotta, Venetico e Monforte.

Le indagini hanno consentito di verificare che nella quasi totalità dei casi, gli imprenditori scaricLavaggio sequestratoavano nella pubblica fognatura le acque reflue dei lavaggi senza alcun controllo e senza averle preventivamente trattate per ridurne il pericoloso impatto sull’ambiente.  Gli impianti in altri casi non erano dotati delle previste vasche di decantazione e quindi senza che tali reflui subissero un efficace trattamento depurativo delle acque, o se ne erano dotati gli stessi non venivano attivati.
Nella rete dei finanzieri, anche, due megastrutture adibite anche al lavaggio dei mezzi industriali e commerciali,  l’una ubicata a Milazzo e l’altra a Giammoro.
In tali impianti, di dimensioni maggiori rispetto agli altri, la depurazione delle acque utilizzate per i lavaggi, mischiate a cere e detersivi, non avveniva a norma; al momento di scaricarle nella condotta, infatti, non veniva posto in essere un trattamento depurativo adeguato e non venivano, quindi, separate le sostanze inquinanti. Nella struttura di Giammoro,  area ad alta sensibilità ambientale già dichiarata Sito di Interesse Nazionale, è stato riscontrato l’illecito smaltimento degli imballaggi già contenenti i detergenti chimici usati per i lavaggi, i finanzieri hanno prelevato i campioni dei reflui e, dalle analisi effettuate presso i laboratori dell’ARPA di Messina, è stato riscontrato il superamento dei limiti previsti dalla legge di quanto veniva immesso in una condotta a cielo aperto che proseguiva in direzione dello sbocco a mare.

Oltre al danno ambientale cagionato, appesantendo pure il lavoro già difficile degli impianti di depurazione comunali, vi è un forte danno all’economia regolare che subisce la concorrenza sleale di chi non rispettando le norme riesce a proporre prezzi migliori. Inoltre, si può stimare che nello specifico settore, viene annualmente sottratto alla circolazione nel circuito economico un flusso di denaro pari a € 100.000,00, relativo a costi di smaltimento e indotto, sulle quali calcolare naturalmente tasse e imposte.
A seguito dei controlli della Guardia di Finanza, che in molti casi erano i primi dall’apertura degli impianti, sono scattate anche le contestazioni degli illeciti amministrativi nei confronti dei titolari delle strutture non in regola, ai quali sono state comminate sanzioni per  un importo complessivo che va da un minimo di € 246.000,00 ad un massimo di € 1.100.900,00. Tali importi dovranno confluire sul bilancio della Provincia Regionale di Messina che potrà così avvalersi di somme utili per le opere di bonifica ambientale.