«La scomparsa di Pino Caruso rappresenta un grave lutto per la Sicilia e per il mondo della cultura italiano. La sua comicità è stata al tempo stesso denuncia sociale implacabile, senza cortigianeria e senza sconti a nessuno».

Lo dichiara, in una nota, il presidente della Regione Nello Musumeci, per la morte dell’artista siciliano.

«Caruso – continua – ha saputo interpretare il sentimento a volte ambiguo e contraddittorio che ispira la quotidianità del siciliano. A nome personale, del governo regionale e dell’intera comunità siciliana esprimo il più sincero cordoglio».

— da wikipedia.org

 

Inizia in Sicilia come attore drammatico, debuttando al Piccolo Teatro di Palermo il 16 marzo 1957 con un breve ruolo in Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello. Un anno dopo, per il Teatro Massimo di Palermo, interpreta un ruolo recitante ne Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart. Nel 1963 è scritturato dal Teatro Stabile di Catania.

Nel 1965 si trasferisce a Roma e passa al cabaret Il Bagaglino (1965-1967). Nel 1967 sempre per il Bagaglino debutta al Teatro Nuovo di Milano con lo spettacolo Pane al Pino e Pino al Pino di Castellacci e Pingitore. Nel 1968 lo scrittura la RAI per la trasmissione di varietà Che domenica amici dove tiene una rubrica settimanale “Diario siculo”. Per la televisione seguono Gli amici della domenica (1970), Teatro 10 (1971), e Dove sta Zazà di Castellacci, Pingitore e Falqui. Nel 1975 partecipa a Mazzabubù (Rai Uno), sempre di Castellacci e Pingitore, per la regia di Falqui. È tra i primi artisti a legittimare la lingua siciliana nella televisione italiana.[1]

Nel 1977, sempre per la Rai, è protagonista di Caruso al cabaret, uno speciale a lui dedicato.

Nel 1979 è eletto segretario del SAI, il Sindacato Attori Italiani.

Nel 1979 è protagonista con Ornella Vanoni di Due come noi, testi di Guardì, Di Pisa, Falqui e dello stesso Caruso per la regia di Falqui. Viene eletto Segretario a titolo gratuito del sindacato attori italiani (SAI), col quale si impegna sulla questione dei finanziamenti pubblici e per la recitazione in “presa diretta”.

 

Durante la sua gestione nasce l’IMAIE.

Nel 1981 è protagonista insieme a Milva di Palcoscenico, regia di Antonello Falqui. Nel 1982 è protagonista e autore dei testi di Che si beve stasera? (Rai Due), per la regia di Paolo Poeti. Nel 1983 scrive e dirige per Rai Tre Lei è colpevole, si fidi (da un’idea di Vittorio Sindoni), un film satirico sul caso Enzo Tortora e sulla cattiva giustizia, interpretato oltre che dallo stesso Caruso, da Renzo Arbore, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Gigi Proietti, e Luciano Salce, tutti nei panni di se stessi. Tra l’inizio degli anni settanta e l’inizio della seconda metà degli anni ottanta è stato ospite di varie trasmissioni televisive, tra le quali: Canzonissima (1971), Teatro 10 (1972), Portobello (1977), Fantastico (1984) e simili. Per più stagioni è stato ospite fisso di Domenica in, con Pippo Baudo (dal 1984 al 1986) e con Raffaella Carrà (stagione 1986-1987), e per quest’ultima partecipazione è stato premiato con il Premio Regia Televisiva.[2]

Nel frattempo continua l’impegno teatrale, interpretando Il don Giovanni involontario di Vitaliano Brancati per il Teatro Stabile di Catania, mentre dal 1970 fino agli anni novanta Caruso gira per varie stagioni l’Italia con due spettacoli che lo vedono anche autore dei testi, Conversazione di un uomo comune, e La questione settentrionale. Sempre in ambito teatrale, dirige I love you al Teatro dell’Orologio di Roma.

Dal 1988 al 1990 scrive e cura per il TG2 la rubrica televisiva di satira politica e di costume L’asterisco. Nel 1989 si dimette da segretario del SAI per tornare a tempo pieno al suo lavoro d’attore. Lo stesso anno, al fianco di Gigi Proietti e Anna Carlucci, presenta la serata inaugurale del Festival di Venezia, di cui cura anche i collegamenti giornalieri con il TG2.

Nel 1990 su Rai Due presenta assieme a Claudia Mori il programma musicale Dudu dudù.[5] Nella stagione 1995-1996 è conduttore per il circuito Cinquestelle della rubrica settimanale Il ballottaggio.

Dal 1995 al 1997, su nomina del sindaco Leoluca Orlando, Caruso progetta e dirige Palermo di scena, manifestazione d’arte e spettacoli. In tale occasione Caruso rinnova il tradizionale Festino, manifestazione a ridosso delle celebrazioni liturgiche del giorno dopo, trasformandolo in rappresentazione teatrale, itinerante, a tutti gli effetti. Nel 2001, il commissario straordinario Ettore Serio richiama Caruso a ripeterne l’esperienza.

Dal 1997 al 1999 è opinionista in Domani è un altro giorno di Alda D’Eusanio.

A partire dal 2002 è tra i protagonisti della fiction Carabinieri Canale 5 per due stagioni, interpretando il maresciallo Giuseppe Capello, uscendo di scena andando poi in pensione. Nel 2003 è protagonista del Tutto per bene di Luigi Pirandello e nel 2004 de Le Vespe di Aristofane, al Teatro Greco di Siracusa. Interpreta inoltre il mafioso nel film tv L’onore e il rispetto di Salvatore Samperi; il prete nel film La matassa di Ficarra e Picone e Giambattista Avellino.

Nel 2009 interpreta il monologo La voce dei vinti e, per il Teatro Stabile di Palermo, con la coproduzione del Teatro Stabile di Catania, interpreta, curandone anche la regia, il monologo spettacolo Mi chiamo Antonio Calderone, di Dacia Maraini, tratto dal libro di Pino Arlacchi Gli uomini del disonore. Nel 2010 Pino Caruso è il protagonista de Il berretto a sonagli (regia G. Dipasquale) ottenendo grande successo di pubblico e di critica.

Caruso è stato sposato con l’attrice teatrale Marilisa Ferzetti, dalla quale ha avuto il figlio Francesco Caruso Cardelli.

È morto il 7 marzo 2019 a 84 anni nella sua casa di Roma dopo una lunga malattia.