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Le recenti commemorazioni del terremoto di Messina del 1908 hanno indotto la società operativa ecosfera e l’associazione Nettuno A.S.D. ad approfondire le voci concernenti la presenza di un relitto di una nave mercantile affondata nel porto di Messina, a causa dell’onda di marea sopraggiunta dopo il sisma.
Le ricerche subacquee sono state coordinate con la Soprintendenza Del Mare e, visto che lo specchio di mare interessato ricade all’interno del Porto Militare di Messina, è stato necessario richiedere i permessi per le immersioni al Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia, inoltre, per la sicurezza della navigazione portuale è stata emessa, a cura della Capitaneria di Porto di Messina, l’ordinanza n° 01/10. La ricerca storica è iniziata attraverso il reperimento di notizie giornalistiche che potessero confortare le “voci” dell’affondamento.
Poche settimane dopo la tragedia, alcuni giornali stranieri descrivono le drammatiche ore del terremoto: il “Daily Colon Victoria ist” e l’australiano “The Mercury” riportano la fine del mercantile “Produgal” che si trovava all’interno del bacino di carenaggio per riparazioni, e che viene scagliato fuori dal bacino stesso dalla potenza dell’onda di maremoto.
Negli articoli vengono citati i racconti di Constantine Doresa (incaricato dalle compagnie assicurative per sovrintendere i lavori sul cargo stesso) che insieme ad alcuni membri dell’equipaggio dello stesso Produgal, dopo averlo visto affondare nei pressi del bacino, si uniranno ad altri equipaggi di navi presenti in porto per dedicarsi al salvataggio dei terremotati.
Il piroscafo “Produgal” apparteneva alla compagnia di navigazione russa Svorono & E. di Pollone con sede a Mariupol.  In realtà era stato acquistato nel Luglio del 1908 dalla compagnia londinese A. Holland che in principio lo aveva battezzato “Ruskin”.
il National Maritime Museum di Greenwich è stato fondamentale in questa ricerca perché ha fornito i piani costruttivi del Ruskin e delle sue caldaie, piani fondamentali per l’identificazione del relitto.
Lo studio dei disegni costruttivi  del Ruskin porta a stabilire  che erano relativi a due costruzioni n°313 e 314 gemelle, lo scafo 313 risulta  dai registri Miramar essere il Monrovia, Cargo Inglese, impegnato sulle rotte verso l’africa.
Raccolto tutto il materiale inizia la campagna d’immersione che avviene dal 22 al 26 Gennaio 2010, così come spiega Domenico Majolino, si è dovuto fare uno studio di correnti e quello era il periodo più propizio.
Il relitto giace in posizione di navigazione inclinato a dritta di qualche grado, su un fondale sabbioso di circa 65 metri, con la prua orientata a 265°. Il relitto si presenta integro per la maggior parte delle sue strutture, ed è insabbiato di circa 3 metri, per tutta la sua lunghezza, la prua è integra, e corrisponde nelle sue forme a quanto indicato nei disegni costruttivi, le ancore e le relative catene sono assenti, l’accesso alla stiva prodiera è facile attraverso due ampi boccaporti. La stiva è vuota, sono ancora visibili nella timoneria i resti del timone e della relativa macchina a vapore, nella sala macchine  è presente un motore a triplice espansione e nel piano sottostante sono visibili le caldaie. Sul motore sono presenti tracce della copertura lignea degli osteriggi con i relativi oblò. Alcuni manometri e un conta litri dell’evaporatore sono ancora nei loro alloggiamenti. La cucina è integra nelle sue parti principali, sono ancora presenti alcune pentole nella loro collocazione originale, su una mensola sovrastante i fornelli, quasi tutti gli oblò del relitto sono al loro posto completi in ogni parte. Negli alloggi sono visibili, una vasca da bagno un lavabo ed alcune stoviglie.  Vi è la presenza di un cumulo di mattoni accatastati in modo ordinato, presumibilmente facenti parte della dotazione di rispetto delle caldaie, sui mattoni è visibile l’iscrizione “WC & Co”, probabilmente prodotti da Williamson-Cliffe & Company in Stamford, Lincolnshire, England, fornace che era attiva fin dal 1850, ben prima della costruzione della nave in oggetto. Una fotografia quasi intatta custodita gelosamente dal mare, uno spaccato di storia messinese, che non può rimanere nel fondo del mare inerme, ma che necessita di ulteriori studi e approfondimenti.
Occasione per l’Assessore alle politiche del mare, Giuseppe Isgrò, di ribadire ancora una volta il progetto del Museo del Mare che sembra avvicinarsi sempre di più.
Il Museo del Mare è legato strettamente al patrimonio subacqueo, pensiamo di fare i percorsi di itinerario subacqueo, alla scoperta dei tesori e nello stesso tempo avere a terra un struttura che raccolga vari pezzi che sono stati sequestrati a privati e pescatori, anfore reperti archeologici catalogati e certificati, continua Isgrò, che sia un museo interattivo attraverso un sito multimedia che possa veicolare in tutto il mondo il nostro patrimonio.