Parole, notizie, dati, tabelle, sondaggi e ancora, immagini, suoni voci. Il magmatico universo di web e tv, chiassoso e rumoroso, non ci abbandona mai. Eppure, oggi più di ieri, siamo spesso come storditi, anestetizzati dal continuo flusso massmediale, incapaci di distinguere le notizie vere dalle false. In questo panorama si inserisce il graphic journalism: un giornalismo di inchiesta, di impegno civile, che va sul campo e racconta storie di uomini e donne, di gesti e di sfumature che rimangono spesso inespressi, nascosti, dimenticati tra le pieghe di narrazioni, infarcite di sondaggi e statistiche.

Autori affiatati che vantano una collaborazione ormai decennale (da Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia nel 2009, passando per Gli ultimi giorni di Marco Pantani e Que viva el Che Guevara nel 2011 a Jan Karski. L’uomo che scoprì l’Olocausto nel 2014), Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo, hanno presentato ieri sera, presso il Feltrinelli Point di Messina, A casa nostra-Cronaca di Riace. Ad introdurre e animare l’incontro la giornalista Anna Mallamo.

Dopo Salvezza (2018) – reportage in stile graphic novel non fiction nato dalle testimonianze raccolte dai due autori rimasti a bordo della nave Aquarius per circa tre settimane- Bonaccorso e Rizzo proseguono idealmente su questa scia, affrontando ancora una volta il tema dell’immigrazione, all’interno di un territorio, Riace, che è balzato agli onori della cronaca per l’esperimento di integrazione dell’ormai ex sindaco Mimmo Lucano.

Bonaccorso, messinese e Rizzo, ericino, matita e penna alla mano, si sono recati nel piccolo centro calabrese per ascoltare storie, racconti e opinioni di quelli che oggi sono i personaggi che popolano la graphic novel. Un fumetto sì, ma non un “giornaletto”, come ricordano i due autori. Si tratta infatti di un percorso iniziato per comprendere la verità e le contraddizioni insite di un territorio in cui, a ben guardare, conclusasi forzatamente l’esperienza di Lucano con il suo arresto, sembra essersi spenta qualsiasi speranza di riscatto e di rinnovamento. E lo stesso Bonaccorso spegne alla sesta pagina la luce su Riace; la rivedremo, dalla settima in poi, solo attraverso tinte scure.

Un incontro e una graphic novel che sono inviti a ripensare al fenomeno dell’emigrazione dopo l’inasprimento legislativo della politica salviniana e la chiusura dei porti. I due autori raccontano come, nell’immaginario collettivo dei bambini delle scuole italiane in cui hanno realizzato delle conferenze, l’emigrato è sempre e solo un uomo di colore, uno straniero. Un appello dunque a non dimenticare le nostre origini di popolo che ha sempre emigrato e che purtroppo, specie dal sud, oggi come ieri, continua a farlo. Uno stimolo a pensare in termini di maggiore coesione e solidarietà sociale, a non farsi sopraffare da un clima e da un linguaggio che fanno leva sulle paura del diverso. E a proposito di linguaggio, all’interno del testo, troverete parole diverse da quelle che ultimamente siamo stati soliti sentire: sono quelle di Mimmo Lucano, con l’intervista trasposta in fumetto.