Il documentario di Gaetano Di Lorenzo, realizzato dall’Associazione Arknoah con il contributo della Sicilia Film Commission  e di Scalia Group, proiettato in concorso a Siracusa e a Verona, sarà proiettato anche al Donnafugata Film Fest 2019.

Un ritratto inedito del grande Totò, dagli esordi teatrali fino all’abbandono del palcoscenico avvenuto a Palermo per il riacutizzarsi dei problemi alla vista. A prescindere…Antonio De Curtis è un viaggio nella memoria di uno dei più grandi artisti del ‘900, con interviste inedite, materiali di repertorio rari e un’originalissima ricostruzione d’epoca.

Diretto da Gaetano Di Lorenzo, autore di numerosi documentari premiati in diversi festival, il film è stato selezionato per l’undicesima edizione dell’Ortigia Film Festival (proiezione in anteprima assoluta il 18 luglio, nell’ambito del Concorso Internazionale Documentari) e come grande evento di chiusura al San Giò Verona Video Festival. Il prossimo 16 agosto sarà proiettato nel Cortile Grande del Castello di Donnafugata, nell’ambito del Donnafugata Film Festival.

La produzione è dell’associazione culturale “Arknoah” di Messina, con produttore esecutivo Francesco Torre, e il lavoro – tratto dal volume di Giuseppe Bagnati “Totò, l’ultimo sipario”, edito Nuova Ipsa, è stato realizzato con il contributo di Sicilia Film Commission e Scalia Group.

 

 

 

 I fatti

Palermo, 3 maggio 1957. La motonave Calabria della Tirrenia, proveniente da Napoli, entra nel porto di Palermo. E’ una bella mattina di sole. A bordo della nave c’è Totò con la sua compagnia di rivista. Alle 21.15 sarà al teatro Politeama per la prima delle cinque recite di “A prescindere”. Gli altri spettacoli sono in programma sabato 4, quindi domenica 5 matinée alle 17 e serale alle 21.15, infine lunedì 6 serata in onore e addio a Totò, come recita la pubblicità di quei giorni. Ma questa serata non si farà mai. Totò, quella mattina al porto, non poteva immaginare che a Palermo avrebbe chiuso la sua carriera teatrale.

Dopo oltre sei anni in cui si dedica al cinema, Totò torna al teatro nel 1956 con A prescindere. L’attore è all’apice della sua popolarità. Le prime repliche al Sistina di Roma sono un trionfo, e la tournée si prevede lunga e di inaudito successo. La prima tappa è Salerno, poi Napoli e in seguito Livorno, Torino, Milano, le grandi e medie città della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia Romagna. Infine, il viaggio in Sicilia, con prima destinazione Palermo. Totò è molto felice di tornare nel capoluogo siciliano, città cui è molto legato innanzitutto perché diede i natali alla madre Anna Clemente, ma anche per un ricordo lontano nel tempo, risalente al 1922 e collegato al Maestro (e grande amico del nostro) Eduardo De Filippo.

In quell’anno i due recitavano a Palermo in due teatri diversi: De Curtis al Politeama, De Filippo all’Olympia. Alloggiavano, però, nella stessa pensione e quando Eduardo si ammalò e fu costretto a letto per giorni, Totò gli fece da sostituto e da infermiere, con una generosità e un affetto che Eduardo gli riconobbe per tutta la vita.

La prima dello spettacolo A prescindere al Politeama di Palermo è un enorme successo. Mentre in sala scrosciano gli applausi, però, dietro le quinte si consuma un dramma. Il male agli occhi, già accusato in passato da Totò e diagnosticato come una pericolosa retinite, si riacutizza. Il pubblico non percepisce nulla ma alcuni sketch vengono eseguiti praticamente “alla cieca” e Franca Faldini, all’epoca compagna di Totò, racconta di pianti e scene di disperazione.

Il giorno dopo il Principe si sottopone ad un’attenta visita medica. Gli viene intimato il riposo ma Totò decide comunque di andare in scena, tenendo fede al programma, che per la domenica prevedeva addirittura due spettacoli. Questa volta il pubblico palermitano comincia a capire: l’attore spesso brancola, tende le braccia come per trovare un sostegno. Di fatto, la recita serale del 5 maggio chiuderà per sempre la sua carriera teatrale.

Il giorno dopo, infatti, visitato dal professore Giuseppe Cascio, Totò riconosce la gravità della propria situazione medica, annulla l’ultima replica a Palermo e con essa la tournée. La decisione non è certo ben vista né dalla produzione dello spettacolo né dai teatri che avrebbero dovuto ospitarlo dopo Palermo. Lo stesso Cascio racconta di un tentativo di corruzione effettuato da alcuni impresari di Caltagirone, affinché il referto medico venisse rivisto in forma più lieve. Un altro imprenditore catanese, Salvatore Mazza, intenta causa allo stesso Totò per i mancati guadagni (aveva venduto già 14 milioni di vecchie lire in biglietti). La decisione, però, è irreversibile: «Totò quasi cieco scioglie a Palermo la compagnia», titola il giornale L’Ora in prima pagina nell’edizione dell’8 maggio.

La notizia fa ben presto il giro d’Italia. 850 sono i telegrammi con auguri di pronta guarigione che Totò riceve una volta ritornato a Roma. Circa 60, come testimonia anche Maurizio Costanzo, le persone che si offrono disponibili a donare un proprio occhio al Principe della risata. Questi, ai giornalisti, minimizza, dicendo che si trattava solo di pinzillacchere. Ma intanto sono tre i progetti cinematografici che deve abbandonare, la convalescenza dura sette lunghi mesi, accompagnata peraltro da altri disturbi, e il ritorno sul set non è affatto una passeggiata. Il suono del ciak, però, sembra sempre avere un effetto miracoloso sulla sua malattia. Ne darà una commossa testimonianza anche Federico Fellini nel suo libro Fare un film.

«Vedo Donzelli, un attore napoletano, che guida Totò verso il muretto dove c’è un po’ di sole, lo portava per mano, un passo alla volta, come si conduce un ammalato, un cieco. Totò aveva il volto nascosto quasi completamente dietro i grandi occhiali neri che da parecchi anni ormai portava sempre. (…) Adesso vengono due della produzione a prenderlo uno da una parte e uno dall’altra, lo fanno camminare quasi sollevandolo, come se portassero un santo in processione, una reliquia. Spinto da una curiosità insieme scientifica e sentimentale entro anch’io nello studio, voglio vedere come si fa a lavorare in quelle condizioni, non posso crederci.

Nello studio tutto è pronto. (…) Si accendono le luci. Motore! Ciak! E solo a questo punto Totò si toglie gli occhiali ed è il miracolo. Il miracolo di Totò che improvvisamente ci vede, vede le cose, le persone, i segni di gesso che limitano i suoi percorsi, non due occhi ma cento che vedono tutto, perfettamente. E salta, piroetta, corre sgusciando via in un salotto pieno di mobili. (…) Stop. La scena è finita, si cambia inquadratura. Nel caos che segue ogni fine ciak Totò si rimette lentamente gli occhiali e tende le braccia in attesa che qualcuno venga a prenderlo, e lo portano via infatti, piano piano, facendogli fare attenzione ai cavi, alle pedanine, alla gente. E’ tornato quella creaturina incredibile che prendeva il sole poco fa in giardino, un esserino incorporeo, un dolcissimo fantasma che ritornava nel buio, nell’oscurità, nella solitudine».