Un sabato pomeriggio alternativo: una gita fuori porta con il Presidente della Comunità ellenica dello Stretto, il Professor Daniele Macris, che ci fa da guida nell’area sud della Calabria jonica, la terra del Bergamotto, a pochi chilometri da Reggio.

È qui che il tempo sembra essersi fermato.
I borghi sopravvissuti, oggi si presentano in uno stato di semi abbandono. I loro nomi richiamano il tratto tipicamente greco che li rende ancora unici: Bova, Pentedattilo, Roghudi, Bagaladi, Palizzi, Condofuri, Gallicianò.
Questi villaggi si distinguono per la lingua grika, un mix di greco e dialetto calabrese, parlato ancora dagli anziani. Sono poche migliaia le persone che vivono in quest’area tra il mare, fiumiciattoli prevalentemente asciutti e montagne impervie. Il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs rende noto che si tratta dei diretti eredi di quei greci che colonizzarono il sud Italia e che si rifugiarono sulle montagne all’arrivo dei vandali e degli arabi.

Tra questi, circa 500 parlano ancora il griko.
Bova, la nostra prima tappa, è il fulcro economico e culturale dell’area, e resiste alla frenesia dell’età moderna dall’alto dei suoi mille metri sul livello del mare. Questo comune è rinato grazie all’aiuto dei fondi europei. “Bova è stata una città importante nel periodo bizantino, ospitando anche la sede vescovile. Un destino avverso ha poi voluto il declino di questa fiorente realtà -, dice il Prof Macris, che per anni è stato Responsabile delle attività culturali correlate all’area grecanica -. divenne in seguito città normanna e feudo sotto i Borboni. Oggi vi abitano poco più di 400 abitanti“.
Tante sono le cose da visitare qui a Bova: Palazzo Nesci e Palazzo Mesiano, edifici nobiliari settecenteschi, eretti da benestanti famiglie cittadine. Ricco anche il patrimonio costituito da edifici religiosi: la Cattedrale di Santa Maria dell’Isodia, chiesa di origine normanna sorta su una precedente costruzione bizantina.

Il Santo protettore è San Leo, cui è dedicato un Santuario posto su un costone roccioso, impreziosito da elementi barocchi e da un busto argenteo forgiato nella città di Messina raffigurante il Santo. Da non perdere anche il Museo della civiltà contadina, un itinerario che parte dalla piazza principale del borgo e che si snoda tra i vicoli in discesa, lungo i quali si possono ammirare i più significativi strumenti dell’antica arte contadina locale. Girando per il centro non si può non notare l’imponente locomotiva a vapore. “A Bova la rete ferroviaria non è mai arrivata ma, per omaggiare i tanti bovesi che hanno contribuito con il loro lavoro alla realizzazione delle ferrovie italiane, questo magnifico pezzo di archeologia industriale è stato posto nella piazza principale”.
Dopo una breve sosta a Condofuri, dove ci rifocilliamo in un agriturismo con gustosi prodotti locali, ci dirigiamo alla volta di Gallicianò, luogo che ha mantenuto intatte le tradizioni culturali, artigianali, musicali e coreutiche ed ha sviluppato nei suoi abitanti un forte spirito di aggregazione e di ospitalità. Qui è possibile ammirare la bandiera ellenica appesa in molti balconi: una visione suggestiva.
La domenica una parte degli abitanti partecipa alla celebrazione della liturgia cattolico-bizantina nella chiesetta della Madonna di Grecia, edificata grazie all’impegno dell’architetto Domenico Nucera, detto “Mimmolino l’artista”, che ci accoglie mostrandoci le peculiarità di questo luogo. Accanto ad essa è stato costruito un piccolo anfiteatro dal quale si può ammirare l’intera vallata.

Scendendo giù da una stradina che riporta in piazza, ci imbattiamo prima nella Fontana dell’Amore e poi nel caratteristico Museo Etnografico dedicato ad Angela Bogasari Merianoù, filosofa greca giunta a Gallicianò negli anni Settanta. La struttura museale è stata realizzata con materiali donati dagli stessi paesani, convinti che fosse l’unico modo per mantenere viva la memoria di un borgo che purtroppo pian piano sta scomparendo.
L’esclusività, la peculiarità e la bellezza dell’area richiederebbe una maggiore attenzione da parte delle istituzioni locali per attivare circuiti turistici alternativi, in grado di attirare l’interesse di chi viene a visitare la regione Calabria, ma soprattutto per evitare che lo spopolamento rischi di disperdere un patrimonio storico, artistico e culturale esistente da millenni.