Dal significato della parola Amarcord, alla “Gradisca” tutti i retroscena del film che torna in versione restaurata.
Presentata alla 72esima Mostra del cinema di Venezia (con materiale inedito montato da Giuseppe Tornatore), la nuova edizione del capolavoro di Federico Fellini rivive in una versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, la pellicola torna allo splendore originale della Rimini-onirica ricreata a Cinecittà: dal surreale fascismo in stile floreale al transatlantico Rex che attraversa la nebbia fino ai costumi delle concubine che danzano sulla terrazza del Grand Hotel di Rimini.
A voi, i segreti di un Fefè nostalgico e naïf che ritorna all’infanzia nell’affresco da Oscar che debuttò in sala il 13 dicembre 1973.
La Trama: La vicenda, ambientata dall’inizio della primavera del 1932 all’inizio della primavera del 1933 (riferimento certo visto la corsa della VII edizione della Mille miglia), in una Rimini onirica ricostruita a Cinecittà, come la ricordava Fellini in sogno, narra la vita nell’antico borgo (o e’ borg, come a Rimini conoscono il quartiere di San Giuliano) e dei suoi più o meno particolari abitanti: le feste paesane, le adunate del sabato fascista”, la scuola, i signori di città, i negozianti, il suonatore cieco, la donna procace ma un po’ attempata alla ricerca di un marito, il venditore ambulante, il matto, l’avvocato, quella che va con tutti, la tabaccaia dalle forme giunoniche, i professori di liceo, i fascisti, gli antifascisti e il magico conte di Lovignano, ma soprattutto i giovani del paese, adolescenti presi da una prepotente “esplosione sessuale”.
Tra questi è messo in particolare risalto il personaggio di Titta Biondi (pseudonimo per Luigi “Titta” Benzi, amico d’infanzia di Fellini) e tutta la sua famiglia: il padre, la madre, il nonno, il fratello e gli zii, di cui uno matto, chiuso in un manicomio. Attraverso le vicende della sua adolescenza, il giovane Titta inizierà un percorso che lo porterà, piano piano, alla maturità.