La personale di Angela Andaloro inaugurata venerdì 8 novembre 2019 al Teatro Vittorio Emanuele diffonde già dal titolo una melodia artistica coinvolgente, quasi ipnotica: “Il canto segreto della realtà”.

Concetti, apparentemente contrapposti, invece di scontrarsi e di annientarsi aprono una dimensione più intima in cui la realtà diventa semplice apparenza. In questo clima, terso e definito, l’artista milazzese attinge alla solida preparazione tecnica per affrontare il complesso percorso che dà contenuto e anima le sue opere.

Si individuano alcune  tematiche che le risultano particolarmente care: la mitologia e l’epica greca, in particolar modo Zeus che assume le fattezze di un bimbo nell’atto di scagliare frecce invisibili o un novello Ulisse che appoggia l’orecchio su una conchiglia per ascoltare le sirene; l’omaggio a Nino Pracanica, il cuntastorie che custodisce, richiamandola dall’oblio, la storia della nostra Terra. Anche l’attualità è motivo di ispirazione per Angela Andaloro, con “Carne viva” la sua pittura racconta di un bambino sbarcato sulle nostre coste, come evidenzia il paesaggio con particolari familiari, e porta a riflettere sul passato. Una volta eravamo noi i migranti, ma spesso lo dimentichiamo. Di particolare impatto il quadro che raffigura due donne sedute a terra statiche, bloccate in posa “da bambola”. Sembra che sia stata tolta loro la vitalità.

È un rinvio sottile e doloroso alla violenza sulle donne, quella più segreta, difficile da vedere e da comprendere perché uccide l’anima lasciando apparentemente intatto un corpo ..come di bambola. Simbologia e quesiti si rincorrono nel quadro  “Venere o Minerva”, saggezza o bellezza, cosa scegliere? Forse entrambe – dice l’artista. Oppure lo sguardo di una donna, profondo e interrogativo: “se non conosci l’inverno come puoi scaldarti al sole?”.

Il terreno su cui Angela Andaloro costruisce le sue opere è sondabile a più profondità, in questa azione la guida esperta dello storico dell’arte Mosè Previti, curatore della mostra, è di notevole aiuto  per un approccio non solo visivo all’esposizione. Interessante nella sua analisi critica il rinvio ai semi delle carte da gioco ed in particolare modo delle coppe che contengono ”vino/sangue metafora dell’amore, del sentimento potente e universale che anima lo spirito degli artisti, degli esploratori, dei viaggiatori”.

In concomitanza con l’esposizione, la personale di Angela Andolaro si fregia di un evento particolare. L’artista, su suggerimento del direttore artistico e curatore del Progetto “l’Opera al Centro” Giuseppe La Motta, ha realizzato un ritratto del cantante lirico Luciano Pavarotti. Personaggio mai dimenticato e, di recente, ricordato dal film-documentario realizzato da Ron Howard. Il ritratto del tenore è stato notevolmente apprezzato dal presidente del CdA Orazio Miloro, presente all’inaugurazione che ha sottolineato la particolarità del nostro Teatro che opera sia nel campo della prosa che della musica ed ha ricordato la notevole programmazione 2019-2020 e l’impegno costante per dare al Vittorio Emanuele nuova forza e visibilità.

È intenzioni dell’Ente di donare il ritratto di Luciano Pavarotti alla moglie Nicoletta Mantovani nel corso di una cerimonia appositamente organizzata.

La mostra di Angela Andaloro, anche con il suddetto quadro, potrà essere visitata dall’8 al 19 novembre nelle fasce orarie 10-13 / 16-19 escluso il lunedì.