Riparte “Opera al Centro”, il progetto curato da Giuseppe La Motta negli spazi espositivi del Teatro Vittorio Emanuele.

Venerdì 27 settembre 2019 è stata inaugurata la mostra di Bruno Samperi.

Un evento che resterà nella memoria per le opere esposte, che coprono un ampio arco temporale e per la presenza dell’“apprendista artigiano” Samperi che  notoriamente non ama le gabbie delle formalità e dei cerimoniali.

Alla presentazione sono intervenuti, il direttore artistico Giuseppe La Motta ed il sovrintendente Gianfranco Scoglio; Orazio Miloro e Giuseppe Ministeri del Consiglio di amministrazione ed il critico d’arte Mosè Previti, che ha redatto la guida introduttiva alla mostra.

È un segnale importante di coesione e di attenzione al progetto “Opera al Centro” che dà voce agli artisti del territorio e fa vivere al Teatro un continuum culturale che va dagli spettacoli alle mostre, che attraggono tanti visitatori anche quando non si svolge l’attività teatrale vera e propria.

L’impegno e la serietà della attività espositiva svolta sono state apprezzate dal sovrintendente Scoglio e dal presidente del CDA Miloro, che hanno sottolineato la necessità di offrire un’offerta culturale integrata per far conoscere le bellezze del nostro Teatro.

 

Purtroppo, le difficoltà finanziarie segnano pesantemente il percorso di rinascita del “Vittorio Emanuele”.

Previti e Samperi

Sono note a tutti (leggasi Regione Sicilia) e sono l’incubo costante anche degli attuali amministratori, ma la presenza di artisti veri e consolidati come Samperi, oltre ad essere “un momento di felicità” come afferma La Motta, offre una spinta emotiva che, senza dubbio, va a generare nuove energie dalle quali ripartire.

La mostra, che sarà visitabile sino a martedì 8 ottobre 2019, è composta da trenta quadri di varie dimensioni e tecniche, che offrono una sintesi del percorso creativo dell’artista messinese, dagli anni ’50 ai nostri giorni.

La natura è uno dei concetti portanti, è “l’elemento centrale della poetica di Samperi, la matrice, il soggetto che ritrae e l’oggetto ritratto. Il pittore e la tela, il cavalletto, la sedia” come scrive Mosè Previti.

Boschi e foreste, composizioni floreali, ritratti, oggetti e scomposizioni visive si susseguono nell’esposizione e se, per un attimo e per gioco, si dimentica l’autore, ci si accorge che la pluralità e l’originalità degli spunti fanno pensare ad una collettiva di artisti.

Invece, tutto deve essere ricondotto ad un unico “apprendista artigiano” per comprendere le tante anime che si rincorrono in Bruno Samperi, artista libero e bohémien, seguace fedele dell’esigenza di esprimersi attraverso il segno artistico.

Nelle sue creazioni dà tutto se stesso trasferendo un messaggio che va oltre ciò che rappresenta il dipinto. La sua voce viene perfettamente recepita dal pubblico che, riferendosi ai quadri li associa d’istinto alla personalità forte, a volte spigolosa, ricca di sfumature e di ironia dell’autore.

Le opere di Samperi richiedono un completo abbandono visivo e il totale affidamento alla guida dell’artista che dissolve le apparenze e apre ad un universo che inquieta, come tutto ciò che a noi mortali è ignoto, ma al tempo stesso attrae e gratifica perché trasmette bellezza e libertà dai vincoli del reale.