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Il pubblico affluito nel pomeriggio di domenica 24 gennaio al Teatro Savio, ha potuto godere di un ascolto molto interessante. L’Estrio, ospite dell’Associazione Filarmonica Laudamo, ha eseguito il Trio n. 1 in re minore op. 67 di Robert Schumann (di cui ricorre quest’anno il bicentenario della nascita), Mozart/Adagio di Arvo Pärt ed il Trio in sol min. op. 15 di Bédri? Smetana.
L’Estrio, che il pubblico peloritano ha già avuto modo di ascoltare ed apprezzare, è nato dalla volontà di tre giovani musiciste italiane considerate fra le migliori interpreti della nuova generazione. Accomunate dalla formazione musicale alla grande scuola italiana di Salvatore Accardo, Rocco Filippini e Bruno Canino, musicisti a loro volta uniti da una collaborazione più che decennale, Laura Gorna (violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte) hanno arricchito la propria esperienza al fianco di strumentisti quali Bruno Giuranna, Laura De Fusco, Antonio Ballista, David Finckel, Rainer Kussmaul, Toby e Gary Hoffmann, Franco Petracchi, suonando per le maggiori istituzioni musicali nazionali ed internazionali.
Robert Schumann (1810- 1856) compose il Trio n. 1 in re minore op. 67 (Mit Energie und Leidenshaft – Con energia e passione; Lebhaft, doch nicht zu rasch – Animato ma non troppo svelto; Langsam, mit inniger Empfindung – Lento, con un sentimento profondamente intimo; Mit feuer – Con fuoco) nel 1847, chiamandolo “Trio della gioia”, e donandolo alla moglie Clara che fu anche la prima interprete nel 1848.
Mozart/Adagio di Arvo Pärt (1935 – vivente), composto nel 1992 e revisionato in modo definitivo nel 2005, è un brano della durata di appena sei minuti, costruito con apparente semplicità sul secondo tempo della Sonata in fa maggiore KV 280 per pianoforte. Il Trio in sol min. op. 15 (Moderato assai; Allegro, ma non agitato; Finale: Presto) di Bédri? Smetana (1824 – 1884) fu scritto nel 1855, ispirato dalla morte prematura di Bedriška, figlia del compositore.
Nell’Estrio si fondono le notevoli capacità delle soliste che si estrinsecano sempre nel pieno rispetto della personalità dell’autore ed a prescindere dalla piacevolezza o meno del brano eseguito; ne scaturisce una musica che riesce sempre ad emozionare.
L’Estrio, a grande richiesta, ha concesso due bis mendelssohniani.