L’Europa di fine XIX secolo era una fucina di idee, un laboratorio animato da una straordinaria forza vitale tradotto in creazioni artistiche che avrebbero lasciato un’impronta indelebile. La  propulsione verso il bello e l’accelerazione imposta dalla rivoluzione industriale facevano pensare ad un’epoca in continua evoluzione, ma, dall’altra parte, l’affermazione dell’imperialismo coloniale e del nazionalismo, anticipavano tristemente l’involuzione bellica e distruttiva che avrebbe portato il nuovo secolo.

Il gran ballo Excelsior, ideato dal coreografo Luigi Manzotti, debuttò l’11 gennaio 1881 in contemporanea con la prima esposizione nazionale di Milano e sanciva “Il trionfo della luce del progresso contro l’oscurantismo che costringe i popoli nelle tenebre del servaggio e dell’ignominia”.

Il giudizio di Manzotti viene utilizzato quale incipit dell’Excelsior dell’ideatore, coreografo e regista Salvo Lombardo. Due lavori che condividono il medesimo titolo, ma poi si dipartono per strade molto diverse, e tali debbono rimanere per non creare false assonanze o rinvii pretestuosi e cervellotici.

Le tematiche che Salvo Lombardo mette in scena sono il frutto dell’elaborazione  di ciò che chiamiamo storia. Cosa è accaduto, cosa è stato – e se c’è stato – il progresso? Non è una semplice progressione temporale, ma un’azione chirurgica sugli aspetti che giudichiamo deviati e quelli che, invece, abbiamo accettato.

Lo spettacolo inizia con una lunga sequenza di immagini, che consegna allo spettatore una scomposizione  storica molto eterogenea, con pochi punti di orientamento, dagli episodi di violenza o di guerra agli eventi sportivi, simbolo – probabilmente- della confusione morale e mentale dei nostri tempi.

È il prologo “visual” al racconto danzato, dal quale si interpretano, con qualche difficoltà, le intenzioni dell’autore di richiamare il percorso verso la Civiltà, gli intralci al progresso o  la condanna dello sfruttamento coloniale, simboleggiata, in particolare,  da una danzatrice in posa felina, seminuda su un telo raffigurante l’Africa.

La simbologia  nel lavoro di Salvo Lombardo ha un impatto decisamente accentuato, a volte, più forte dell’azione coreutica, che risulta eccessivamente frammentata in una progressione narrativa che offre allo spettatore solo occasionali appigli per non venire trascinato via da sequenze di movimenti e gesti, di scarso impatto emozionale.

Nel finale, un ulteriore filmato “Homo homini lupus” di Filippo Berta: lupi famelici sbranano la bandiera italiana, mentre in filigrana si vedono corpi nudi che vanno accatastandosi gli uni sugli altri. Un ulteriore esercizio di interpretazione per il pubblico presente, che ha espresso un moderato gradimento dello spettacolo.

Gli interpreti: Jaskaran Anand, Cesare Benedetti, Lily Brieu, Lucia Cammalleri, Leonardo Diana, Fabritia D’Intino, Daria Greco con i partecipanti al workshop Around Excelsior.