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In un teatro di Messina il Vittorio Emanuele, gremito di persone, giorno 28 aprile è andata in scena la prima di Filumena Marturano.

Filumena Marturano è una commedia teatrale scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo in tre atti e inserita dall’autore nella raccolta “Cantata dei giorni dispari”. Nella drammaturgia internazionale è uno dei lavori più conosciuti e più apprezzati dal pubblico e dalla critica.

Fu rappresentata per la prima volta al teatro Politeama di Napoli il 7 novembre del 1946 ed è la commedia di Eduardo De Filippo più rappresentata nel mondo. Donna del popolo, ex prostituta, Filumena Marturano vive da venticinque anni come una moglie, senza esserlo, nella casa di Domenico Soriano, napoletano borghese e benestante.

Ha cresciuto in segreto tre figli, avuti da tre uomini diversi; di uno solo è certa la paternità, il figlio di Soriano, e quando Filumena glielo rivela, estremo stratagemma per farsi sposare, non gli dice però quale sia perché “i figli sono figli” e devono essere tutti uguali. Questa commedia porta a conoscenza del pubblico il problema dei diritti dei figli illegittimi mentre nello stesso tempo l’Assemblea Costituente svolgeva un dibattito sulla famiglia e sui figli nati fuori dal matrimonio.

Il 23 aprile del 1947 l’Assemblea Costituente approva l’articolo che stabilisce il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio. Il regista Francesco Rosi mette in scena la commedia di Eduardo con rigore, consapevole della grandissima forza del testo, dell’intreccio che avvince, dei colpi di scena che emozionano. La celebre commedia ritorna sul palcoscenico interpretata da Luca De Filippo, figlio di Edoardo, e Lina Sastri.

Quest’ultima, fa della sua Filumena una sorta di Medea che lotta per vincere non tanto sull’uomo che continua a umiliarla, ma per vincere la battaglia della vita. La Sastri, si esprime in un dialetto chiuso e ostico, difficile da comprendere, in cui mette in evidenza la diversa condizione sociale di questa Filumena.

È il linguaggio che la differenzia, la rende passionale e reale. Monologhi che tutti, in scena e in sala, ascoltano in religioso silenzio. Divertenti e gradevoli le caratterizzazioni della serva/amica e dell’avvocato, uomo di fiducia di Don Mimì in uno spettacolo che evoca un grande teatro.