Stratosferici, coinvolgenti, ironici ed intelligenti.

Cantano brani pop e rock, da loro “riveduti e scorretti”, sono al passo con i tempi, ma con naturalezza si immergono nelle atmosfere melodiche del passato.

Sono gli Oblivion il gruppo musicale, composto da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli, che ha inaugurato la stagione musicale 2019 del Teatro Vittorio Emanuele.

 

In scena ieri 12 gennaio 2019, andranno in replica oggi. domenica 13 alle ore 17:30.

Gli Oblivion, conosciuti e apprezzati dai cybernauti, hanno costellato la galassia internet di parodie, partecipato a trasmissioni televisive, calcato teatri prestigiosi da Roma in su, ma non erano mai approdati su quest’Isola. Sino a quando il direttore artistico del Teatro Vittorio Emanuele, Matteo Pappalardo, è riuscito a rompere l’incantesimo.

Una scommessa ad altissimo rischio. Di certo non un azzardo, perché le qualità del gruppo sono indiscutibili, bensì l’ennesima battaglia contro i “ruminanti” di critiche (a priori) del caravaserraglio degli scontenti (a priori).  Ma ne valeva la pena.

 

Con buona pace di tutti, lo spettacolo è stato davvero bello, con l’unica pecca di non avere fatto il “pienone”. Ma se era un problema di diffidenza, ora che ne abbiamo sperimentato la bontà – fidatevi – NON VA PERSO.

Gli Oblivion in “The human jukebox”, ancor prima di presentare il loro biglietto da visita, che stavolta è stato “Tutto Sanremo in 5 minuti” e la parodia di “grande Amore” del Volo, hanno interagito con il pubblico raccogliendone le richieste musicali.

Se nel jukebox la scelta avveniva attraverso i tasti, con gli Oblivion avviene tramite sorteggio. È la sorte che sceglie De Gregori, Modugno, Battisti. Almeno sembra, se poi dal sacchetto escono nomi meno convenzionali quali Jon Bon Jovi, nessuna paura, entra in gioco la loro ironia da “cinque madrigalisti moderni”.

Mettono in pausa il pezzo e si proiettano in una rapsodia sui cantanti italiani che hanno trovato in Russia un’inattesa e ricca primavera artistica. È il festivalZar diToto Cutugno, di Albano e Romina, di Pupo, dei Ricchi e Poveri, di Umberto Tozzi.

Ricomincia il sorteggio, gli estratti: Battiato e la sua “cura”, ovvero l’elegia dell’aspirina, Tiziano Ferro, Mina con “una zebra a pois” versione rap e poi i “mash up” le combinazioni:  Massimo Ranieri con i Beach Boys, Pavarotti ed Elio, con sorpresa finale, i Queen con Gianni Morandi, Povia.

Per ultimo tornano le scelte in stand by, che vengono tutte soddisfatte da una coinvolgente “storia del rock in 5 minuti”.

Peccato che a questo punto lo spettacolo finisca, un’ora e mezza è volata in un niente ed è sempre troppo poco perché, come avvertono: “gli Oblivion creano dipendenza”.

Che dire di più, un appello ai magnifici cinque: tornate presto!