L’artista britannico regala un’ora e mezza di emozione pura agli oltre 12mila spettatori presenti ieri sera al Forum di Assago di Milano.

L’attesa di oltre un’ora per l’inizio, a causa delle code interminabili causate dalle norme introdotte dalla legge Battelli (per la quale sono previsti accurati controlli dei biglietti nominali), è valsa la pena.

Nello spettacolo del Mediolanum, sold out come spesso accade per eventi del genere, Sting coinvolge un pubblico variegato. Tra gli spalti del palazzetto ci sono 2, se non 3, generazioni di fan dell’Englishman venuto dalla provincia di Newcastle.

Il concerto si apre con una chiosa dell’ex frontman dei Police che spiega in lingua italiana il motivo per il quale si presenta sul palco con un tutore al braccio sinistro: dice che non è nulla di serio, che purtroppo non potrà suonare ma che, tuttavia, potrà cantare.
Fa strano non vederlo con il suo storico basso, divenuto un prolungamento naturale del suo corpo.
Sting sul palco si muove molto ed emoziona con i successi che lo hanno reso celebre, sia come membro dei Police, sia come solista. È accompagnato da ottimi musicisti: Dominic Miller, braccio destro di Sting dal 1990, e Rufus Miller, alle chitarre; Josh Freese alla batteria; Kevon Webster alle tastiere; Nicolas Fiszman, bassista; il talentuoso armonicista Shane Sage; i coristi Gene Noble e Melissa Musique.

Lo show non può che iniziare sulle note di Roxanne, canzone simbolo dei Police, proseguendo poi con Message in a bottle, If I ever lose my faith in you, Englishman in New York e tutti i brani che il pubblico si aspetta di ascoltare.

Molto intenso il duetto con la corista Melissa durante la performance di Whenever I say your name.

Il pubblico, un pò timido, si lascia andare sulle note di Walking on the moon/Get up stand up e Desert Rose.

Si chiude con Russians e Fragile, nel tripudio generale, per rendere omaggio ad un artista senza tempo.