Il 24 agosto in un nostro servizio (Vedi) sulla “pista ciclopedonale” di Sant’Agata – Pace avevamo segnalato l’abbandono di interessanti reperti storici (tipico di una città senza memoria).
Su questi reperti del nostro passato riceviamo e pubblichiamo una nota interessante dell’architetto Principato che ringraziamo.

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I cannoni di Pace testimoniano, ancora oggi, di un periodo storico particolare nella storia di Messina, quello che va sotto il nome di “decennio inglese” dal 1806 al 1815.
Già nel 1799 in città erano sbarcate le truppe inglesi venute a proteggere il re borbonico Ferdinando IV scacciato da Napoli dai moti rivoluzionari e rifugiatosi in Sicilia. Analogo sbarco avverrà poi nel 1806, al comando del generale Acton. In quell’anno, con l’occupazione del regno di Napoli da parte delle truppe napoleoniche, Ferdinando IV deve ancora lasciare Napoli per stabilirsi a Palermo, scortato dalle navi della Gran Bretagna.

Per la seconda volta, quindi, gli inglesi sbarcavano nell’isola per difenderla dal paventato attacco dell’esercito napoleonico attestato sulle sponde calabre dello Stretto con lo scopo di riconquistare i domini borbonici nell’Italia meridionale. Il 18 settembre 1810, tra le ore 7 e 8 del mattino, 80 navi francesi con a bordo più di 3000 soldati al comando del generale Louis Eugène Cavaignac, approdano nella marina tra i villaggi di S. Stefano, Galati e Mili, dove sbarcano uomini, cannoni e munizioni con l’intenzione di costituire una testa di ponte tra la Sicilia e la Calabria, dove attendeva il grosso delle truppe francesi agli ordini del re di Napoli Gioacchino Murat. Vengono respinti dai messinesi e dagli inglesi, al comando del generale Campbell, abbandonando circa 1200 prigionieri e vario materiale bellico. La parte orientale della Sicilia, e Messina, diveniva quindi in pratica un protettorato inglese che ne garantiva la difesa. La città, in particolare, ebbe un ruolo di preminenza nel sistema di sbarramento della costa nord-orientale e fu fortificata senza badare a spese. I due cannoni di Pace, rientrano in quest’ottica difensiva.

Scrive Bruno Villari in “De Spectaculis” di febbraio-marzo 1987, “I due pezzi di artiglieria che adornano la riviera di Pace sono da 24 libbre e hanno una lunghezza di 2,75 metri. Sono in ferro e furono fusi, o provati al banco, rispettivamente nel 1789 e nel 1791. Erano collocati su affusti di legno trapezoidali scorrevoli su quattro ruote piene […] Portano il marchio R sotto la corona reale. Questo simbolo fu adottato dalla Real Fabbrica di Napoli dopo il 1770, ma veniva impresso, sotto la corona reale, anche dal Banco di Londra sulle armi riprovate. L’ancora indicava in molti paesi la destinazione navale del pezzo, in particolare a Napoli e in Gran Bretagna […] Ogni pezzo veniva servito da almeno dodici artiglieri”. I due cannoni si trovavano in mare a ridosso della spiaggia di Fortino e furono portati alla luce dall’impresa Giovanni Sofi nel 1952, durante i lavori di sistemazione della via Consolare Pompea.

E’ probabile che in origine si trovavano piazzati in postazione verso lo Stretto sugli spalti dell’antistante “Fortino”, costruito proprio dagli inglesi nel decennio della loro occupazione.

Sistemati nella posizione attuale verso la fine del 1957, abbandonati e anonimi, non hanno oggi più nulla da raccontare a questa immemore città.

Nino Principato