Un lavoro corposo ed impegnativo è in scena al Teatro Vittorio Emanuele.

“I Miserabili” richiedono allo spettatore la passione di sempre, completata – particolare non trascurabile – dall’allenamento all’attenzione. Sottovalutata e spesso discontinua, l’attenzione dello spettatore è assolutamente imprescindibile per affrontare l’adattamento di Luca Doninelli. Una trascrizione magistrale che restituisce al palcoscenico la complessità narrativa e psicologica dell’opera di Victor Hugo.

Franco Branciaroli

Le vicende del protagonista, Jean Valjean, estrapolate dai cinque tomi originari, vengono intrecciate con il vissuto degli altri personaggi secondo la progressione narrativa del romanzo. Adeguatamente modellati, vengono riproposti i momenti in cui gli eventi storici costituiscono la struttura portante della storia originaria. Non si smarrisce, quindi, la natura storica dell’opera, immaginata in un periodo che va dalla Restaurazione alla Monarchia di Luglio (1815-1833).

 

La regia di Franco Però utilizza appieno la duttilità modulare della scenografia di Andrea Viotti. Tre grandi elementi, tre libri le cui pagine, estratte di volta in volta, disegnano lo spazio scenico, regalano dinamismo all’azione e tensione alla narrazione.

Ulteriore pilastro de “I Miserabili” è il cast di attori in scena. In particolare Franco Branciaroli e Francesco Migliaccio, rispettivamente il galeotto Jean Valjean e l’ispettore di polizia Javert.

Francesco Migliaccio

Nella storia, rappresentano percorsi di vita che si incrociano e si scontrano, senza mai confluire verso la stessa direzione. «Essere buoni è facile, essere giusti difficile», pensa Javert. All’opposto, Jean Valjean, che ha conosciuto la misera materiale e morale, trova un equilibrio diverso: «Ci sono uomini che credono di essere giusti ma non lo sono. Bisogna essere stati dei miserabili per capire questo».

In scena, i due protagonisti, offrono formule interpretative interessanti e diversificate. Branciaroli distilla il suo personaggio, agendo per sottrazione sulle note romantiche; Migliaccio, invece, ne evidenzia la tempesta interiore, palesando lo strazio e la solitudine dell’uomo. Completano il cast Alessandro Albertin (Vescovo Myriel/ Gillesnormand), Silvia Altrui (Cosette bambina / Gavroche), Filippo Borghi (Marius), Romina Colbasso (Cosette adulta), Emanuele Fortunati (Courfeyrac / Montparnasse), Ester Galazzi (Fantine / Baptistine), Andrea Germani (Enjolras / Gueleumer), Riccardo Maranzana (Thenardier), Jacopo Morra Combeferre / Babet), Maria Grazia Plos (Madame Thenardier / Magloire) e Valentina Violo (Eponine).

Prove d’attore che valgono il “sacrificio” di spegnere il telefonino e di prestare attenzione ad un momento d’arte, complesso e non scontato.  Ma se è più importante sbirciare i messaggi, è facile sentirsi, a fine spettacolo, ipercritici e annoiati. È solo un problema di connessione, mentale.

 

 Repliche:   sabato 9 marzo alle 21,00, domenica 10 alle 17,30.