Bagliori di armature, sguardi fieri e decisi, spade sguainate e scudi pronti a parare terribili fendenti.

Sono i Paladini, i Nuovi Paladini che Gregorio Cesareo richiama da una memoria ancestrale fatta di miti e legende, epoca di “dame, cavalieri, arme ed amori” che i cantastorie raccontavano, di città in città, affascinando un pubblico di adulti e bambini.

La mostra, allestita nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele ed inaugurata venerdì 21 giugno 2019, presenta 21 opere dall’artista messinese individuate con il direttore artistico del progetto “Opera al Centro”, Giuseppe La Motta.

Si tratta di un percorso che unisce la fase “classica” di Cesareo alla fase odierna, che ritrae i tradizionali “Pupi”, cardine della sua produzione artistica, in una nuova dimensione cromatica e concettuale.

La dizione di “Pupo” viene messa da parte, quasi ad esorcizzare un’accezione – ormai comune – di fantoccio. Significato ben lontano, però, dai personaggi che Gregorio Cesareo ritrae. I suoi sono guerrieri, simboli di coraggio e di valori assoluti, combattenti di opposte fazioni, ma liberi da fili di manovra.

Uno sfondo nero ammanta di mistero ed attesa l’ingresso in scena di questi combattenti. Il fiero Rinaldo, Orlando, il principe saraceno come il principe cristiano, tutti sfoggiano armature ricche di particolari, che il tocco pittorico di Cesareo compone con l’attenzione di un cesellatore. Vivono in un tempo sospeso tra la storia e la fantasia ed i quadri colgono quell’attimo che precede la discesa in campo, la sfida ed il combattimento.

 

Il dipinto che segna una trasformazione nella proposizione dell’Artista è “Duello per Messina”, un olio su tela di grandi dimensioni che ritrae i paladini pronti alla difesa del territorio dagli invasori saraceni. Stavolta il luogo dell’azione viene ricostruito inserendo due simboli artistici di Messina: Cristo Re e la Madonnina, estrapolati dalla propria collocazione storica e posti a raccontare le ragioni della battaglia.

Poi lo Stretto, il cielo rabbuiato da nuvole torve, la vegetazione spontanea sono ulteriori elementi che offrono a Cesareo l’occasione di “illuminare” la scena. Dalla luce, non più concentrata sui personaggi, ma diffusa nel paesaggio, viene fuori un racconto ancora più ricco ed avvincente. Il quadro in questione ha altre tre varianti – come ci ha detto l’autore – una con la città di Noto, l’altra con la città di Modica e la terza, che riguarderà un borgo messinese.

 

Mostra interessante ed affollata inaugurazione, che è stata introdotta da Giuseppe La Motta che ha ricordato come oltre trent’anni fa chiese la collaborazione di Gregorio Cesareo per dare un tocco di sicilianità ad una mostra organizzata dalla Camera di Commercio e la soddisfazione di avere portato l’artista ad esporre oggi al Teatro Vittorio Emanuele. Infine, il critico e storico dell’arte Mosè Previti, curatore della brochure della mostra, ha fornito un esame approfondito ed originale dell’opera di Gregorio Cesareo, evidenziando aspetti tecnici della sua pittura, inquadrati nella storia dell’arte del XV e del XVII secolo e contenuti simbolici e psicologici che l’artista ha inserito nella costruzione delle sue opere.

 

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, esclusa la domenica, dal 21 giugno al 2 luglio nelle fasce orarie 10:00-13:00 / 16:00-19:00.