Nelle scorse settimane si sono conclusi i lavori di restauro del prospetto laterale e principale della Chiesa di Santa Eustochia, annessa al Monastero di Montevergine di Via XXIV Maggio. In occasione di questo importante maquillage degli esterni dell’antica Chiesa, dedicata già all’Assunta, è stato riportato alla sua bellezza originaria il pregevole portale principale in pietra che da parecchi anni era stato pesantemente occultato da vari strati di colore.

Il portale riscoperto di MontevergineUn antico e artistico portale che a causa del cattivo restauro precedente appariva a prima vista in cemento ma invece interamente realizzato in pietra. Così grazie agli ultimi restauri si è riscoperto questo interessante portale posto al centro del prospetto principale, in cima alla marmorea scalinata balaustrata a due rampe, tra le due severe paraste angolari in pietra. Il monumentale portale seicentesco è di solito impianto con cornice e cimasa barocca, dove al centro del timpano spezzato si trova una piccola finestra ovoidale, il tutto sovrastato da un ampio finestrone con una balaustra aggettante.

Eleganti i due capitelli decorati entrambe da una testina di cherubino e il motivo a conchiglia posto a sostegno della balaustra della finestra che richiama la stessa decorazione posta in cima all’altare maggiore all’interno della Chiesa. La complessa struttura marmorea è sicuramente attribuibile al pittore, scultore e architetto Nicolò Francesco Maffei che, insieme al figlio Antonino, rammodernò ai gusti seicenteschi l’intera Chiesa di Montevergine che era stata fondata nel 1464 insieme al monastero dalla Santa messinese Eustochia Calafato.

Il portale riscoperto di MontevergineL’artista di origine carrarese operò largamente in Sicilia Orientale e in modo particolare a Messina dove tra l’altro divenne nel 1656 ingegnere del senato. Purtroppo a causa dei terremoti del 1783 e del 1908 a Messina dell’artista rimangono poche testimonianze tra cui un putto con acquasantiera conservato al Museo Regionale e proveniente dall’Oratorio dei Mercanti. Finalmente così un altro pezzo della storia della città degnamente recuperato proprio in occasione del ventennale della canonizzazione di Eustochia Smeralda Calafato, quasi come un miracolo.