Abbiamo intervistato Ilaria Centorrino, giovanissimo talento nell’ambito della musica sinfonica organistica.

Nata a Messina nel 1998, ha iniziato a studiare pianoforte a soli 8 anni. A questo ha poi affiancato lo studio dell’organo presso il Conservatorio di Musica “A. Corelli” di Messina nel 2013.
Attualmente frequenta il secondo anno del triennio di organo presso il Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza, sotto la supervisione del Professor Emanuele Cardi. Si è esibita in numerosi concerti, in Italia e all’estero, trionfando anche in prestigiose competizioni cui ha partecipato: tra gli altri, il “Tisia” di Palermo nel 2016 e il “XIII Premio delle Arti 2018” sezione organo, bandito dal MIUR, e riservato agli studenti dei conservatori italiani. Ha vinto anche la borsa di studio del Concorso Organistico di Bibione nel 2017.

 

 

D: Qual è il percorso di studi che hai seguito? E perché hai scelto proprio l’organo?
R: Ho iniziato lo studio del pianoforte a 8 anni, anche se inizialmente non avevo particolare interesse. Poi mi ha preso così tanto che ho deciso di iscrivermi al Conservatorio “A. Corelli” di Messina. Allo studio del pianoforte ho affiancato anche quello dell’organo nel 2013, grazie alle lezioni con il Professor Emanuele Cardi. Essendo iscritta al corso principale di pianoforte, era obbligatoria la scelta di uno strumento complementare. Mi sono immediatamente innamorata di questo strumento meraviglioso e devo dire grazie al mio docente che ha creduto in me, mi ha fatto crescere musicalmente parlando ma anche sotto il profilo personale. Mi ha dato l’opportunità di fare esperienza, di fare concerti e concorsi: senza di lui non avrei amato così tanto questo strumento né avrei avuto l’opportunità di fare tutto ciò che sto facendo. Quando il Professor Cardi è andato via da Messina per insegnare a Cosenza, ho deciso di trasferirmi presso il Conservatorio della città, il “S. Giacomantonio” dove adesso frequento il secondo anno del triennio.

D: Tra i tanti premi che hai vinto, qual è quello al quale ti senti più legata?
R: Premettendo che ogni premio ha una sua importanza e un valore unico per me, sicuramente dico il terzo posto rimediato al Miami Organ International. Anche se non ho vinto il primo premio è stata una soddisfazione personale incredibile, perché avevo partecipato quasi per gioco, senza pormi obiettivi prestabiliti. Ho passato le selezioni del primo round, arrivando tra i primi 12 organisti e, infine, tra i primi tre.

D: Compositore preferito?
R: Non posso dire di averne uno preferito. Credo piuttosto che, chi suona, debba imparare a conoscere e capire sensazioni e stati d’animo dell’opera del compositore che si appresta a suonare. L’affinità che si crea dipende da quanto siamo disposti a metterci “nei suoi panni”. Ogni compositore ha una sua bellezza particolare, che si apprezza solo se si riesce a suonare con lo strumento giusto e con le giuste competenze.

D: Quali sono i tuoi progetti futuri?
R: Mi piacerebbe andare a studiare all’estero per continuare la carriera da concertista e avere l’opportunità di partecipare alle competizioni più importanti. Vorrei vivere di questo, insomma.

 

 

D: Cosa provi quando suoni l’organo?
R: L’organo può darti delle sensazioni forti, talvolta ambivalenti: ti fa sentire piccola e potente allo stesso tempo. Alle volte ti fa sentire immenso perché il suo suono è così potente da sovrastare tutto il resto.

D: Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere lo studio di uno strumento musicale?
R: Prima di tutto lo darei ai loro genitori. Dietro ai ragazzi ci sono sempre mamma e papà che hanno grandi aspettative per i loro figli. In questi casi non bisogna forzarli perché altrimenti diventa un incubo. Ai giovani dico, invece, che questa è tutt’altro che una strada semplice. Bisogna studiare tanto, ma al tempo stesso è giusto viverla come una sfida, più con se stessi che con gli altri.

D: Qual è la tua giornata tipo?
R: Cambia in base agli impegni che ho. Se tra due settimane ho un concorso e devo studiare dei pezzi nuovi, metto la sveglia alle 5 e mi esercito un paio d’ore. Dopo una pausa caffè riprendo lo studio fino all’ora di pranzo e raramente finisco prima delle 19!

D: Hai un rituale propiziatorio prima di esibirti?
R: Di solito non suono mai a stomaco vuoto. Mi concedo solo un cioccolatino per buon augurio. Ma no, a parte questo, non ho alcun rito particolare.