Enzo Caruso, nella qualità di referente presso la comunità scientifica del Coordinamento dei Forti dello Stretto, e il veneziano Pietrangelo Pettenò, promotore del Network internazionale “FORTI che UNISCONO – FARO per i Forti“, sottoscritto a Corfù e firmato ad aprile scorso presso il Forte San Salvatore, hanno preso parte al seminario organizzato dal Sindaco di Campo Calabro, Sandro Repaci, e coordinato dall’Arch. Veronica Calveri, per annunciare l’acquisizione del Forte “Siacci” (ex Batteria Matiniti Superiore), ceduto recentemente dal Demanio Militare al Comune reggino.

Alla presenza di architetti, ingegneri, imprenditori e del numeroso pubblico, Caruso e Pettenò hanno tracciato il lungo percorso di recupero di 13 Forti dello Stretto (dei 23 appartenenti all’intero Sistema fortificato), di cui 8 a Messina e 5 sulla costa calabra, e delle loro potenzialità come attrattori turistici e ambientali per l’intera Area dello Stretto.

Con l’acquisizione del Forte Siacci sulla sponda calabra, “gemello” di Forte Masotto a Messina per imponenza e maestosità, da parte del Comune di Campo Calabro, si aggiunge un altro tassello alla valorizzazione del Sistema Fortificato dello Stretto costruito nel tardo Ottocento, entrato recentemente a gran titolo nel Network Internazionale delle città fortificate, con la “Firma della Carta di Corfù” da parte delle Associazioni concessionarie, dei Comuni, delle Soprintendenze e delle Università dell’Aera dello  Stretto.

Grazie al lungo lavoro condotto dall’amministrazione guidata dal Sindaco Sandro Repaci, il Forte Siacci, è stato trasferito, in questi giorni, dalla titolarità del Demanio Militare alla disponibilità del Comune di Campo Calabro che ieri ha riaperto i battenti al numeroso pubblico accorso per ammirare i molteplici spazi architettonici interni e il panorama mozzafiato dello Stretto osservabile dagli spalti.

FORTE MASOTTO (ex Batteria POLVERIERA) E FORTE SIACCI (ex Batteria MATINITI SUPERIORE): Due giganti a guardia dello Stretto di Enzo Caruso*.

*Autore del ritrovamento della documentazione originale del Piano Generale di Difesa dello Stretto di  Messina e studioso delle fortificazioni ottocentesche dello Stretto.

 

Una volta approvato il Piano Generale di Difesa dello Stretto di Messina, si diede avvio, già nel 1883, alla procedura per la realizzazione non solo delle 23 fortezze distribuite a diverse quote sulle due sponde, ma anche a tutte le opere di collegamento e di supporto (strade, polveriere, presidi dei valichi…).

FORTE SIACCI

Considerate le somme approvate per le fortificazioni, paragonabili inizialmente a quelle messe in bilancio per altre aree del territorio nazionale, nel 1884 si iniziarono i lavori per la costruzione di due imponenti fortezze sulle coste dello Stretto: Forte Polveriera (dal nome dell’omonima collina, poi intitolato al Capitano Masotto) posta nelle vicinanza del Campo Inglese (oggi Campo Italia) e Forte di Matiniti Superiore (in seguito intitolato al Gen. Francesco Siacci), ubicato sulle alture di Campo Calabro.

L’imponenza di queste due Fortezze li differenzia notevolmente dalle altre 21 realizzate qualche anno più tardi con strutture molto più semplici e lineari nelle quali, allo scopo di ridurre i costi, si preferì dare maggiore attenzione al “fronte a mare“, sui cui spalti andavano posizionate le piazzole degli obici, e al “fronte di terra” per il quale fu previsto un estetico fossato con ponte levatoio per l’ingresso, quasi un richiamo ai modelli medievali.

In riferimento a questa differenza tipologica, le definizioni di “Batteria” e di “Forte” si sono molte volte scambiate per indicare le Opere fortificate dello Stretto.

Nel glossario di architettura Militare, infatti, con la parola “Forte” si indica un  “luogo forte“, perfettamente difendibile da più lati e arroccato su un’altura che, a differenza dei castelli, è caratterizzato da mura basse e di notevole spessore per resistere ai proiettili delle artiglierie; col termine “Batteria” si intende invece un insieme di pezzi di artiglieria posti in serie, capaci far fuoco in sequenza, a brevissimi intervalli di tempo l’uno dall’altro. Finalizzate al tiro anti-nave, le Batterie da Costa avevano infatti il compito di colpire una nave in transito a velocità nello Stretto.

Per la loro struttura progettuale, sia Polveriera che Matiniti (al pari di S. Salvatore, Gonzaga e Castellaccio), meritano senz’altro l’appellativo di “Forte”.

Ultimati entrambi nel 1888, dopo soli quattro anni dall’inizio dei lavori, i Forti Polveriera e Matiniti Superiore, sono dotati, come i forti del Campo Trincerato di Mestre, di un maestoso portale d’ingresso e di lunghe gallerie di collegamento “a prova di bomba“; cunicoli, caponiere multiple, montacarichi, alti fossati, che rendono queste due opere uniche nell’intero Sistema difensivo dello Stretto.

Durante il ventennio fascista, i due forti furono intitolati rispettivamente al Capitano Umberto Masotto, comandante della 4^ Batteria di Artiglieria da Montagna durante la Battaglia di Adua, e al Generale Francesco Siacci, professore di Balistica alla Scuola di Applicazione d’Artiglieria e Genio.