Il 18 e 19 Ottobre si è svolta presso la Casa del Cinema di Taormina, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte e con il sostegno dell’II.SS. “S. Pugliatti”, l’edizione 2019 di Cinemigrare, ideato da Cirino Cristaldi e Giampiero Gobbi.
Il Festival oltre a proporre una ricca e significativa rassegna di cortometraggi, ha ospitato una serie di registi, scrittori e personalità che hanno  dialogato con il pubblico, uniti dalla tematica che contraddistingue Cinemigrare: l’emigrazione, integrazione e diritti umani.

Tra gli ospiti che hanno ricevuto lo “Speciale Premio Cinemigrare”, consegnato alla Casa del Cinema il 18 pomeriggio, il regista Vito Palmieri, grazie alla bellezza e al messaggio etico contenuti nel suo cortometraggio “Il mondiale in piazza“.

Vito Palmieri

Un lavoro eccellente, con una costruzione registica, dal montaggio alla fotografia, notevole e fluida, attori azzeccatissimi ed una sceneggiatura che riesce  a trasformare il campo di calcio in uno spazio di sentimenti ed emozioni oltre le differenze di colori e Paesi. Lo  sport e l’emigrazione si mescolano lanciandoci un messaggio molto importante. La proiezionde del corto è stata seguita da una presentazione del regista  e dibattito condotto da Cirino Cristaldi.

Abbiamo avuto modo di conscere più da vicino “Il mondiale in piazza” con un piacevole intervista al regista Vito Palmieri.

Da dove nasce l’idea del cortometraggio “Il mondiale in piazza”?
Lo spunto arriva pensando ai mancati mondiali 2018, il momento della squalifica credevo fosse stato un incubo, invece era realtà, ed ho pensato che un evento “tragico sportivo”, del genere, un evento per noi storico così “grav”e, andava assolutamente raccontato attraverso il cinema, con un corto o lungo che fosse. Erano 60 anni che non succedeva qualcosa di simile per cui volevo narrare questa storia. Abbiamo iniziato  a girare prima degli inizi del mondiale.
Questo primo spunto non era però strutturato, mancava qualcosa e ci è venuto in aiuto un bando ministeriale che si chiamava Migrarti, che voleva si trattasse il tema dei migranti di 2 generazione, ragazzi nati in Italia con genitori di origini straniere. Quindi ho chiamato il mio sceneggiatore ed insieme abbiamo elaborato questa storia, mettendo insieme i 2 elementi: sport e migrazione. Anche la mia città, Bitonto, dove abbiamo girato il corto mi ha offerto degli spunti, mi sono reso conto della presenza di diversi ragazzi stranieri di seconda generazione parlare il mio dialetto, mettendo insieme tutti gli elementi siamo arrivati al conflitto tra  Italia 1 e Italia 2. E’ un mondiale dove giocano 2 Italie.
Il conflitto tra il bullo (il protagonista, che pensa che non si sia italiani solo per il colore diverso della pelle) e il protagonista di colore è reso molto bene in una scena significativa, in cui il primo dice che debba vincere “l’Italia originale” mentre l’altro di colore afferma la sua italianità raccontando in breve la storia dei propri genitori,  dichiarando di meritarsi la sua Italia, lasciando così perplesso il bullo.
Anche la scena finale sarà risolutiva di questo conflitto.
E’ quindi un corto che nasce in breve tempo, mettendo insieme tutti questi elementi.
E’ stato premiato a Venezia nella sezione migrarti, poi a Tochio, Stati Uniti e in altri Paesi all’estero.
Sicuramente il messaggio dell’emigrazione e integrazione ha un valore universale che è andato oltre la partita di calcio italiana ed il nostro mondiale mancato.

Parlaci del lavoro di regia,  come avete realizzato la parte del giocato, in breve tempo, in soli 5 giorni, senza tutti i mezzi tecnici che vengono usati durante le partite ed utilizzando attori non calciatori professionisti? 
Ovviamente con il cinema, soprattutto in un corto non si hanno tutti i mezzi tecnici utilizzati durante le registrazioni negli stadi, soprattutto pensando alle tecniche di oggi, in cui una partita è vista da diverse algolazioni utilizzando diverse macchine, ecc. Difficile raccontare le emozioni di uno sport con il cinema, perchè è diffcile raggiungere i dettgali della tv. Nel cinema hai una camera, quindi ci siamo inventati delle tecniche per dare un po’ di enfasi, rifare la stessa azione 2 volte, gol di testa, di tacco. La finzione l’abbiamo creata utilizzando espedienti e trucchi per dare l’idea di una partita vera.
Ho ricercato come protagonista un attore che era stato anche un calciatore e ciò ha aiutato molto.

Sei soddisfatto della tua carriera?
Sicuramente fa piacere e gratifica il fatto di essere stato candidato ai David di Donatello,  ai Nastri d’argento e ad altri premi italiani importanti. Ma vado comunque avanti con le paure di un esordiente, so che è un lavoro bello ma difficile, sto molto attento alle scelte che faccio. Bisogna avere obiettivi nuovi, provare, tentare, andare avanti  e mettersi alla prova. Capire cio che si vuole fare veramente.

Puoi parlarmi della scelta degli attori? Professionisti?
Sono quasi tutti non professionisti, a parte il bullo, già con esperienze alle spalle ed ex calciatore, diventato attore per caso, incominciando senza formazione per poi  continuare. L’unica vera squadra di calcio è quella dei marocchini, trovare gli altri partecipanti non è stato molto semplice.
Il ragazzo straniero protagonista non è un professionista, è stata la prima volta che ha fatto cinema, un ragazzo che oggi  fa il modello, scelto anche perchè molto spigliato ed espressivo.
Altro attore con esperienze pregresse è ” l’amico” del protagonista dell’Italia 1. Un viso particolare, molto eloquente.

A Bitonto esiste una vera integrazione?  Ci sono tanti ragazzi di seconda generazione come appare nel film?
Si, a Bitonto esistono tanti ragazzi di seconda generazione che vivono integrati, senza problemi, gli attori non provengono tutti da Bitonto,  sono stati scelti anche da altri paesi.

Il razzismo che a volte si vive nei campi da calcio, ha ispirato il tuo lavoro?
In realtà la voce di alcuni ragazzi africani dispiaciuti per l’assenza dell’Italia dai mondiali ha stuzzicato la mia idea, quindi direi non il razzismo ma l’intergazione al cotrario è stata spunto di questo corto.

Progetti per il futuro?
Sto lavorando ad un lungometraggio al femminile, una storia d’amore di pura invenzione. Un film che realizzerò con un bando del ministero, c’è gia un produttore. In realtà ho già fatto molti film al femminile e questo è un caso che “La partita in piazza” non lo sia. Mi piace spaziare, mi permette di sperimentare e variare tra i generi. Amo il cinema anche come spettatore.

Vito Palmieri è anche docente presso il Dams di Bologna dove insegna regia.

Oltre a Vito Palmieri, è stato consegnato lo speciale “Premio Cinemigrara 2019 a Laura Tangherlini, Fabrizio Sergi e Valentina Conti per aver saputo veicolare il messaggio dell’immigrazione in maniera esemplare.