Primo documentario da regista.
Raccontare la Sicilia con 20 volti oltre i soliti stereotipi.

Attrice catanese Tea Falco è stata tra gli ospiti dello Sky Arte Festival che si è svolto il 12 e 13 ottobre a Palermo.
In tale occasione ha presentato il suo primo cortometraggio da regista. Amante della fotografia, attrice per il teatro, cinema e televisione ha deciso di passare dall’altra parte della camera e realizzare “Ceci n’est pas un cannolo”.
Un documentario che vuole planare con leggerezza e ironia su tematiche profonde e importanti radicate in Sicilia. Tea vuole raccontarci un’isola al di là degli stereotipi a cui questa terra è stata sempre legata.

E’ il primo documentario che fai?
Si, il primo approccio alla regia.

E’ un omaggio alla Sicilia, puoi raccontarmi come nasce l’idea del documentario e qual è il cuore della storia?

Nasce fa 3 anni fa, volevo raccontare la Sicilia ed i siciliani di oggi, però cercando di dare un nuovo volto all’ isola, non solo da presentare ai siciliani perché fatto per i siciliani ma da presentare all’estero perché è come se all’estero avessero un’idea di Sicilia stereotipata e volevo andare oltre gli stereotipi, mostrando una Sicilia buona, i siciliani di oggi, gli aspetti positivi, naturali e veri, senza giudicarli. Ho intervistato 20 persone facendoli parlare e presentarsi per come sono realmente nel loro quotidiano.

Sono quindi delle reali interviste che fai ai personaggi?

In realtà non sono interviste con un giornalista che interroga ma li lascio parlare, ho detto loro di fare quello che normalmente realizzano nella loro vita e di mostrarsi per quello che sono.

Sono quindi persone comuni, come le hai scelte in basi ai loro racconti, visi? Casting?

Ho scelto 20 persone tra tutti i lavori possibili immaginabili, quindi tipologie diverse: dal panettiere al fisico, dal filosofo allo stalliere di Palermo. Perché volevo dare una visione totale della vita in Sicilia attraverso il vissuto e di racconti di queste persone. Uso l’ironia.

E’ un documentario dunque dalla lettura ironica?

Non proprio, perché in realtà i temi toccati sono profondi e seri ma cerco di planare con leggerezza e ironia su realtà dure e discutibili. Sappiamo che esiste la criminalità in tutto il mondo, quindi volevo parlare di altro nel mio documentario. Andare oltre il concetto di Sicilia mafia e stereotipi.

E’ la prima volta che presenti il documentario ad un Festival?

No, è stato già proiettato al Biografilm Festival di Bologna dove è andato molto bene.

Da questa intervista viene fuori la voglia di regalare alla Sicilia una nuova immagine, raccontarla con facce comuni. Si sente dalle parole della regista l’amore per la sua terra, una passione che è trapelata anche da un suo testo letto prima della presentazione del corto di cui riporto il video. Parole toccanti e profonde che denotano grande sensibilità e cuore che l’artista ha voluto donare al pubblico.

Il documentario è sicuramente ben riuscito, un’ottima fotografia e scelta delle location. Ogni personaggio appare come un quadro a parte, come mosaico di una rappresentazione nella sua totalità. Quest’ interezza è la Sicilia, le sue storie i suoi 1000 volti. Il puparo, lo psichiatra, la prostituta trans, l’anziano che parla del figlio, sono tra i volti più interessanti e carismatici che con spontaneità e verità raccontano le loro storie, senza filtri e veli. Non vediamo grandi paesaggi dell’isola ma tramite i racconti di questi volti è facile immaginare le tanti facce della Sicilia andando oltre le solite storie.