Si racconta che nel 36 a.C. il Nauloco, antico rifugio delle navi situato nella provincia tirrenica cui oggi corrisponde Saponara Marittima (provincia di Messina), fu teatro di una storica battaglia tra Sesto Pompeo e Cesare Ottaviano Augusto, incoronato vincitore.
In prossimità del Nauloco, sempre secondo le narrazioni degli storici dell’epoca, pare sorgesse l’Artemisio, un suggestivo luogo di culto dedicato a Diana Facellina e legato al mito di Oreste e Ifigenia. Molti sono stati gli studiosi, gli specialisti e i semplici cultori della materia che, dal 1700, hanno cercato di trovare una risposta a questo difficile enigma, soprattutto a causa della mutazione dello stato dei luoghi verificatasi nel corso di duemila anni. Esiste tuttavia una preziosa raffigurazione del Nauloco, oggi conservata nel Museo di Palazzo Massimo alle Terme di Roma, che raffigura un paesaggio costiero con delle navi biremi che sembrano voler raggiungere la riva in segno di vittoria.
Accanto ad esse, altre imbarcazioni stanno per affondare.
E poi ci sono le due facce della scena: in basso a sinistra appaiono degli uomini, alcuni naufraghi, altri in festa. Tra di essi si distingue un personaggio, che indossa una lunga tunica e un mantello, e tiene in mano un bastone. Alla sua vista, alcuni soldati si inginocchiano in segno di rispetto. Con ogni probabilità si tratta del vincitore della contesa, Cesare Ottaviano.
Tra gli studiosi che sono intervenuti per risolvere la disputa sulla collocazione del Nauloco, il parere più autorevole, e certamente foriero di argomentazioni valide, sembra essere quello di Francesco Ioli, il quale ha ipotizzato che il rifugio delle navi potesse trovarsi proprio alla foce del torrente Saponara, grazie alla citazione di un geografo arabo alla corte di Ruggero II (1134). Collocare il Nauloco e, di conseguenza, l’Artemisio proprio in quel particolare tratto di terra, significava rispondere ad una serie di motivazioni: tra tutte, il controllo per avere accesso alla città di Messina.
Da non sottovalutare anche i reperti archeologici rinvenuti nei fondali marini di Saponara. Si tratta di reperti lapidei a forma di parallelepipedo, larghi circa mezzo metro e lunghi due e tre metri. Reperti, questi, che hanno l’aria di appartenere ad un antico impianto portuale.
Sarebbe importante studiare questa zona di terra, in particolar modo i suoi fondali, per valutarne i reperti archeologici che ancora nasconde. Sarebbe anche l’occasione per ridare lustro alla nostra bella riviera tirrenica.