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Non ha deluso le aspettative quello che era stato annunciato come il balletto dei record e dei premi.
Iera sera ad ammirare la Carmen di Bisset, rivista dal maestro Luciano Cannito, c’erano circa ottocento persone.
Un inizio non proprio idilliaco quello di ieri sera al Teatro Antico di Tindari dove lo spettacolo della Carmen, attesissimo dal pubblico, è iniziato con un’ora e un quarto di ritardo. Cancelli chiusi e ressa di gente che non riusciva a spiegarsi il motivo di tanto ritardo. Poi l’intervento di una pattuglia di carabinieri ha coinciso (davvero casualmente) con l’apertura delle porte.
A causare il forte ritardo non è stato nè un ritardo della compagnia ne i capricci di qualche star, ma solo un forte vento che ha danneggiato le luci e l’impianto audio. I tecnici hanno fatto davvero tanto lavoro per rimettere in così poco tempo in piedi tutta la struttura. Un inconveniente che ha fatto si che la compagnia salisse sul palco senza fare alcuna prova.
Ma i fischi iniziali che hanno accolto l’inizio del balletto (per il ritardo) si sono subito tramutati in fragorosi applausi sopratutto per la straordinaria interpretazione della protagonista: Rossella Brescia.
Leggiadra ed intensa la Brescia ha regalato momenti di entusiasmo dovuti alla sua forte presenza scenica oltre che al suo indiscusso talento.
Singolare la versione della Carmen scelta da Cannito.
La prima scena si apre con l’uccisione di Carmen per mano del marito don Josè, interpretato dal ballerino Josè Perez, un severo carabiniere. Si spengono le luci e parte l’opera che racconta di come nasce la storia tra don Josè e Carmen, una profuga fuggita insieme ad un gruppo di amici, del tentativo da parte di lui di piegare il suo spirito ribelle. Ma l’iniziale passione tra i due ben presto si trasforma in noia e solitudine al punto da spingere Carmen al campo profughi dove rivede i suoi compagni partiti con lei. Qui cade tra le braccia di Escamillo, lo scafista che l’ha condotta nella nuova terra.
Ed ecco di nuovo la scena finale. Entra don Jose in scena e spara con la pistola d’ordinanza.
Alla fine tutti ad applaudire un cast di ballerini di primo livello, il coreografo Cannito e i protagonisti.
“Carmen è il sole dei Sud – spiega il registe e coreografo Luciano Cannito – la felice disperazione di possedere solo se stessi e la propria libertà”. “La mia Carmen è forse – conclude – semplicemente questo”.
Niente Spagna, niente Francia o Italia. Un vago, ipotetico sud ed un
Una storia riscritta e ambientata in una qualsiasi provincia italiana del Sud. In qualche piccolo centro, magari pugliese, siciliano, a due passi da uno dei tanti campi profughi di albanesi o kossovari o ragazzi di paesi arabi.