La cena è lo spettacolo teatrale che non vi aspettate.

Nell’epoca della comunicazione globale, si conosce già tutto – così si crede – e lo spazio per l’inaspettato è minimo – così si crede. Ma “La Cena”, in scena al Teatro Vittorio Emanuele, è un “coup de théâtre nel Teatro”, che completa, dandole un finale perfetto, la stagione di prosa.

Una cena, un incontro familiare che ha i connotati dell’appuntamento perché tre dei protagonisti non si vedono da tempo. Il quarto non fa parte della famiglia, nel senso di legami di sangue o di reticoli di vissuto, è l’estraneo.

La storia racconta di un padre (Andrea Tidona), sadico e astioso, che incontra a cena la figlia (Chiara Condrò), tornata a casa dopo un lungo periodo di allontanamento; la giovane si presenta accompagnata dal “presunto” marito, un ragazzo (Stefano Skalkotos) semplice e accomodante, vittima predestinata per l’orco di casa.

Con fare suadente il padre irretisce il giovane, lo vezzeggia e lo sbeffeggia, gioca con la sua apparenza di sempliciotto e lo intrappola in una scommessa perversa giocata sull’intercalare del ragazzo: “insomma”.

La vincita è rappresentata dalla sequela di assegni che il padre gli offre; sull’altro piatto, la sconfitta comporterà la perdita del danaro e, successivamente, in un’escalation di aggressività, la disgregazione del rapporto amoroso con la compagna.

In questo gioco al massacro, fa le sue apparizioni il maggiordomo Fangio (Cristiano Marzio Penna), molto più invischiato nella vicenda familiare di quanto si possa immaginare all’inizio della storia.

Un lavoro di Giuseppe Manfridi in cui la tensione drammatica viene alimentata dal magma di inquietudine che ognuno dei personaggi porta dentro di sé; i dialoghi serrati e le scelte del regista Walter Manfrè hanno creato una pièce straordinaria, che utilizza lo spazio teatrale e gli spettatori per realizzare quella magia che trasforma la finzione in arte.

“La Cena” annulla la “distanza tra attore e spettatore” perché si è al tempo stesso spettatori e commensali, stavolta seduti non in poltrona, bensì allo stesso tavolo con i protagonisti della vicenda. Uno spettacolo per 27 “invitati” e quattro attori, nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele; un’esperienza coinvolgente a partire dal silenzio che avvolge le sale, all’eco delle voci, alla bellissima sensazione di stare vivendo un momento prezioso e unico.

Gli attori offrono una “Cena” prelibata, recitazione raffinata ed incisiva; gli spettatori/invitati portano in dono curiosità, stupore, taluni timidezza. Gli elementi si fondono alla perfezione. Magia!

Repliche sino al 22 maggio 2019.