Con “La vedova allegra”, in scena sino a martedì 4 giugno 2019, si completa il programma musicale 2018-2019 del Teatro Vittorio Emanuele. Un finale di stagione accattivante e impegnativo, pensato con premesse ben mirate: la regina delle operette, l’orchestra del Teatro diretta dal M° Giuseppe Ratti, dopo la splendida  proposizione della  suite n.4 di Perosi un mese fa, un cast giovane e motivato e il Coro Lirico “Francesco Cilea” diretto da Bruno Tirotta, sinonimo di affidabilità e bravura.

L’operetta non è un genere semplice o minore, “è un’operazione complessa e difficile almeno quanto un’opera” aveva evidenziato il direttore artistico Matteo Pappalardo in conferenza stampa, concetto ripreso dal M° Ratti nel sottolineare la ricchezza armonica de “La vedova allegra”.

Le difficoltà sono state affrontate con grande impegno, una full immersion che ha coinvolto tutto l’apparato del Teatro Vittorio Emanuele.

Lo spettacolo nel suo complesso è risultato di buon livello. Gli interpreti, a partire da Maria Francesca Mazzara, la vedova Hanna Glawari, a Federico Veltri nel ruolo di Danilo Danilowitsch, da Manuela Cucuccio, Valencienne, a  Marco Miglietta, il diplomativo Camillo de Rossillon, sino a  Paolo Buffagni, il barone  Zeta, solo per indicare un “quintetto base”, hanno offerto momenti di ottima interpretazione, ricreando l’atmosfera briosa e gaudente dell’operetta. Merito anche delle coreografie di Eugenio Dura e delle “Grisettes”: Milena Calarco, Maria Antonietta Corradino, Martina Decaria, Federika Gallo, Sara Palana, Caterina Verduci. 

Il regista Victor Carlo Vitale, con il suo adattamento, ha scelto una visione più ampia della storia, inquadrando panoramicamente i travagli, gli intrecci e gli equivoci della vicenda, tutti connessi all’argomento amore, che così prevale sulla tematica del danaro.

In questa costruzione la partecipazione di Giancarlo Ratti, nel ruolo di Njegus, è davvero straordinaria. La sua entrata in scena cambia i ritmi dello spettacolo, innesta battute, ironia. È talmente mobile, da un punto all’altro del palco, da sembrare uno spiritello shakespeariano più che un “addetto d’ambasciata”.

Conquista la scena ed il pubblico, rischia persino di monopolizzare l’attenzione, ma non è un accentratore; con  nonchalance passa agli altri interpreti quanto ha conquistato, pur rimanendo il beniamino indiscusso dello spettacolo.

La straripante successo di Ratti- Njegus, l’unico totalmente a suo agio sul palco, è stato agevolato dall’avere superato (in alcuni momenti con l’uso del microfono) le complessità acustiche del Vittorio Emanuele, che hanno influito non poco sulla rappresentazione. Talvolta, nei movimenti in scena, le interpretazioni arrivavano frammentate, interrotte nel loro fluire vocale e musicale.

È una criticità che, se non adeguatamente affrontata, va ad intaccare la bravura e l’intenso lavoro svolto.

Tuttavia, i punti di forza di questo spettacolo: cast, orchestra, coro, uniti alle coreografie e allestimento scenografico, sono sempre un ottimo motivo per andare al Vittorio Emanuele e, se l’impedimento era economico è stata predisposta un’apposita, conveniente promozione.

(link: http://www.teatrovittorioemanuele.it/spettacolo/la-vedova-allegra/).

Si percepisce un gran fermento lavorativo all’Ente Teatro di Messina, le forze amministrative e artistiche stanno lavorando per dare una svolta alla sua storia. Il successo della stagione di prosa e di musica, il pareggio di bilancio, sono già risultati tangibili.

Inoltre, mercoledì 29 maggio è stato lanciato il Talent “Play the game” (https://www.teatrovittorioemanuele.it/avviso-pubblico-per-giovani-artisti-talent-play-the-game/) e, a breve, verrà presentata l’attesa programmazione artistica per il 2020.