Gremito ieri pomeriggio il Salone degli Specchi dell’ex Provincia che ha ospitato l’incontro con Pietro Bartolo, il “medico dei migranti” da 25 anni in servizio a Lampedusa.

Il Palazzo dei Leoni di Messina ha fatto da cornice alla presentazione del libro “Le stelle di Lampedusa”, un racconto vivo e commosso che l’autore, originario dell’isola, fa della sua attività di medico e cittadino lampedusano; all’evento, organizzato dalla libreria “La casa di Giulia”, hanno preso parte il responsabile regionale della Comunità Sant’Egidio Emiliano Abrano, la giornalista operatrice Sprar Elena De Pasquale e il primo ufficiale della nave Mare Jonio Davide Dinicola. Già nella mattina di ieri Bartolo aveva parlato agli studenti dell’Istituto Nautico Duilio, del Collegio Sant’Ignazio, del Liceo Classico “La Farina” e della scuola media Mazzini, riscuotendo un gran successo anche tra i più giovani.

Quella che voglio raccontarvi è una storia di persone e essere umani”, ha più volte ribadito il medico isolano, che nel corso del suo intervento non parla mai di migranti e non proferisce mai alcuna parola in cui sia connaturata una qualche forma di discriminazione. “Sono persone come noi, nelle loro vene scorre sangue rosso come il nostro”, ha dichiarato alla platea presente nella sala di rappresentanza della Città Metropolitana; una folla di gente accorsa al Palazzo dei Leoni per ascoltare il neo eletto europarlamentare del Partito Democratico, che mai in questa sede riferisce di politica ma solo di vicende umane, alcune a lieto fine, altre no. È una pagina di cronaca e di storia o meglio di storie, quelle che vedono protagonisti migliaia di uomini, donne e bambini e che si snodano nelle pagine della sua ultima pubblicazione, edita da Mondadori. In un Mediterraneo da sempre crocevia di civiltà, quella dell’accoglienza è secondo Bartolo vissuta come una terribile emergenza, un problema da estirpare alla radice: nel suo unico riferimento alla politica, la sorpresa delle recenti europee si è professato risoluto a sbarcare nella sede del Parlamento di Strasburgo veicolando una rinnovata sensibilità sulla questione.

Nel suo lungo intervento Bartolo ha raccontato le verità nascoste di Lampedusa, quelle sottaciute al pubblico e demistificate, attraverso la sua toccante testimonianza diretta.  

Noi non sappiamo nulla, viviamo nelle menzogne, anni e anni di bugie. In quel triste 3 ottobre che ha visto consumarsi tra le acque del nostro mare una strage, io ero là, a fare le ispezioni cadaveriche. Avevo paura, stavo male al solo pensiero di aprire quei sacchi. Ancora lo ricordo, il primo che aprii… Era un bambino, indossava un pantalone rosso e una maglietta bianca. Presi il suo polso, lo scossi, nella speranza che fosse ancora vivo, ma non lo era. E come lui tutti gli altri: donne, uomini, bambini. 368 morti in totale. 368 bare, anzi 367, poiché in quei sacchi c’era anche una donna che aveva appena partorito, con il suo bambino ancora legato a lei dal cordone ombelicale: decidemmo che fosse più giusto stessero insieme. Trascorsi così i 15 giorni successivi al naufragio, furono terribili.” Non è che una delle tante testimonianze riportate da chi come Bartolo vive in prima linea gli sbarchi: racconti di violenze, ferite, torture, stupri e morte che non risparmiano nemmeno i più piccoli. Storie che il medico lampedusano per la sua esperienza di frontiera riferisce con grande commozione: parla al cuore della collettività, con il cuore in mano.

“Le stelle di Lampedusa” è un pugno che arriva dritto allo stomaco, un dolore che nasce dal racconto lucido e razionale e tocca le corde più tese dell’animo; c’è un sano protagonismo che conduce il lettore a guardare e prestare alta attenzione alla realtà di Lampedusa, della quale il monumento della Porta d’Europa, nel suo evidente stato di decadimento, oggi non è che un relitto corrotto dalla salsedine. “Voglio – ha dichiarato Bartolo – che la gente sappia, senta e veda: sto cercando di raccontare da anni la verità con tutti i mezzi e i supporti di cui dispongo e per questo ho scritto libri e girato film. Intendo minare la basi della campagna di odio e terrore che negli anni è stata ingiustamente portata avanti e che fa reagire la gente in modo sbagliato. Non sono terroristi, non portano malattie, non ci rubano il lavoro: sono persone come noi e io da uomo e medico ho la responsabilità di svelare una storia mendace.”

Sono immagini forti quelle che il medico neo europarlamentare consegna alla comunità, foto di cadaveri e feriti ma anche di persone che ce l’hanno fatta e che agli eroi in camice bianco come Bartolo devono la vita.

“Noi tutti – ha poi terminato il medico lampedusano – dobbiamo recuperare i valori dell’accoglienza, della solidarietà, del rispetto e dell’umanità, affinché la nostra Europa faccia del Mediterraneo non un cimitero ma un ponte per queste persone.”

L’evento, che nel suo doppio appuntamento di ieri ha registrato presenze di tutte le età, si è concluso tra i lunghi applausi del pubblico in un’atmosfera di generale commozione.