Esplosione di colori vivaci sulle pareti interne della Chiesa di Santa Maria Alemanna: sono le tele realizzate da Mauro Drudi per la mostra LEI -Una riflessione pittorica sulla donna.

Dopo i successi ottenuti a Fano, Ortigia e Cefalù, LEI non poteva non far tappa nella città dello Stretto. Sì, perché si tratta della riproduzione in chiave pop del volto della celeberrima Annunciata di Antonello da Messina (ospitata presso palazzo Abatellis a Palermo).

Oltre 400 ritratti che colgono l’essenza femminina della Madonna, del suo volto di donna del quale vengono tracciate le linee essenziali, ripetute ossessivamente su diversi supporti (lignei, tela) e con differenti tinte. L’autore reinventa un’opera realizzata intorno al 1476, reinterpretandola in chiave iconica secondo gli stilemi della pop art. Non può non tornare alla mente la famosissima Marilyn Monroe di Andy Warhol: questa volta però la protagonista è la Madonna, una donna tra le donne, in cui l’interesse non cade affatto sulla sacralità ma sul volto ammiccante e sul sorriso appena accennato.  “Entrambe le opere –commenta il critico A. Mecacci all’interno del libretto di presentazione su LEI- incarnano l’anima del paese in cui sono nate. Ma mentre Marilyn era il simbolo della notorietà e della mercificazione della donna, LEI è piuttosto l’esaltazione di un archetipo, semi dimenticato, che torna in auge attraverso l’opera di un artista il cui animo e spirito  creativo sono legati a doppio filo alla tradizione del Rinascimento italiano”.

Mauro Drudi , classe 1963, è un artista romagnolo. Non si occupa esclusivamente di pittura: laureato in lingue, scrive e si interessa di critica letteraria. Con Oliviero Toscani, Marco Morosini e Goran Bregovich ha scritto per Rai 2 lo spettacolo Amen, sulle tre religioni monoteiste. Nel 2016 la città di Fano ha ospitato la mostra LEI. Attualmente collabora con le gallerie Art-Unit di Dusseldorf, Dellupi Arte di Milano e Art Elephants di Basilea.

Un’opera nella quale la singolarità del gesto pittorico si interseca e la vexata questio della riproducibilità dell’arte e del suo effettivo valore: Mecacci dà una personale lettura che riproponiamo: “La ripetizione (il tecnologico) non ha cancellato l’unicità (la manualità): il rimando che le LEI ci suggeriscono non è un’ovvia lettura di un Rinascimento in salsa pop, ma la pittura rupestre. Come ogni LEI parla di tutte le donne e di ogni/nessuna donna, così la sua immagine sempre uguale è prodotta in una propria unicità: è sempre la stessa immagine ma è diversa. Nella serialità,nella falsa strategia della fotocopia, ritroviamo il gesto che i primi uomini fecero per conoscere se stessi: graffiti sulle pareti di caverne”.

Tantissime altre riflessioni possono emergere dall’opera e fortunatamente abbiamo ancora del tempo per ammirarla: sarà ancora ospite nella nostra città fino al prossimo 29 settembre.

Orari: dal martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 21. Accesso libero.