Il libro “Vite storte” della giornalista catanese Nunzia Scalzo, pubblicato dal Gruppo editoriale Bonanno, ripropone alcuni dei casi di omicidio saliti agli onori della cronaca siciliana, in uno stile che si presta all’arte cinematografica.
Storia di vite consumate in contesti sociali che marcano le differenze di responsabilità, potere e prestigio tra Uomo e Donna. Alla tragicità del soggetto del libro fa da contrappunto una narrazione talmente brillante da appassionare il lettore sino all’ultima frase, quella che svela il movente del comportamento violento. Movente che riteniamo essere riconducibile, in tutti i casi in questione, al precetto religioso della “purità sessuale”.
Il libro sacro del Levitico impone il divieto per l’uomo di giacere con una donna mestruata, di offrire il giaciglio alla moglie del prossimo, di avere rapporti con una schiava se è stata promessa a un altro uomo; tutti comportamenti che rendono l’uomo “impuro” con lei. La condanna a morte degli “impuri” è evitata nel caso in cui la femmina sia una schiava non ancora affrancata, nel qual caso la faccenda si risolve con il pagamento di un risarcimento. Ciò che è impuro è peccaminoso, e accende una colpa da cui deriva responsabilità a chi la commette.
Ecco le vite storte raccontate da Nunzia Scalzo: esistenze traviate o vittime del pregiudizio.
Nella foto: l’autrice Nunzia Scalzo posa alla Feltrinelli di Catania in occasione della presentazione di “Vite storte”