“Mmmh…”.

Il titolo della personale di Riccardo Orlando, inaugurata venerdì 10 maggio al Teatro Vittorio Emanuele – è innegabile –  incuriosisce. È la mossa che spiazza, la sottrazione allo spettatore della bussola e, al tempo stesso, l’invito, con sottofondo di ironia, a gustare le opere proposte.  Perplessità o compiacimento, gradimento o stupore, tutti in un suono che possiamo modulare seguendo un percorso, tracciato ma non imposto, tra colori e dissolvente, realtà e apparenze.

Il gioco è fatto, “Mmmh…” diventa la parola segreta che apre le porte al mondo surreale di Riccardo Orlando, dove uomini, animali e cose sono fotogrammi di un film onirico.

Lo spazio si apre alla maestosità del “Bosco”, linea di confine tra luce e oscurità; il tempo si fraziona in “Guerra preventiva”. Un percorso, scandito in tre momenti, di una portaerei, imponente nella sua forza distruttiva che viene surclassata da una megattera, imponente nella sua mole naturale, il tutto miniaturizzato in un’infinità di azzurro.

Di seguito, un ponte è sospeso in un inquadratura aerea, “un ponte su cui transitano tante persone che vanno “Verso” (titolo dell’opera) degli alberi, che stanno ad indicare una fase di accoglienza. È un ponte attraverso il quale passano persone che vorrebbero essere accolte. Il messaggio è ponti e non muri” dice l’Autore, senza astio, né retorica, sottolineando un argomento attuale, da lui proposto con questo quadro già nel 2011.

 

La padronanza della tecnica pittorica permette a Riccardo Orlando di trasferire nelle opere una miriade di agganci simbolici, che lo spettatore potrà assemblare a proprio piacimento. 

Potrà guardare, lasciando all’inganno dell’occhio il compito di ristabilire, tra espansioni e riduzioni, un punto di equilibrio; potrà interpretare, riconducendo ad un’unità, le emozioni che i quadri fanno scaturire; potrà giocare, partendo dalla lettura dei titoli, come ha suggerito all’inaugurazione la prof. Anna Maimone, che ha curato la brochure della mostra allestita da Piero Serboli.

Un’indicazione che, sin dal quadro che apre l’esposizione, “Casa di Dio” appare fruttuosa. E che dire di “Tesoro, è finito lo zucchero”? Una costruzione appare nel deserto, è un nucleo vitale testimoniato dalle piante che emergono dal cortile interno, “decorato” da un titolo che richiama il lessico familiare. Qualcuno, cimentandosi in questa sciarada concettuale, avrà trovato la soluzione, io mi sono affidata alla spiegazione dell’Autore. Per tutti l’invito a cimentarsi in questa nuova e bella proposizione del progetto “Opera al Centro” curato da Giuseppe La Motta.

 

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, escluso il lunedì, dal 10 al 21 maggio nelle fasce orarie 10:00-13:00 / 16:00-19:00.