Un uomo semplice, dai toni gentili e composti, amante della vita e della musica: è lui Giulio Rapetti, noto al grande pubblico come MOGOL. Così si è presentato ieri sera, al Teatro Placido Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto, in una lunga intervista, che si è alternata al concerto delle sue canzoni più belle e durante la quale ha raccontato al gremito pubblico, presente in sala, la sua vita.

È lui l’autore che ha scritto i testi delle canzoni che hanno portato al successo Lucio Battisti, Riccardo Cocciante, Mina, Adriano Celentano, Gianni Bella, Mango, Gianni Morandi, Adriano Pappalardo per citarne solo alcuni.

È stata un’infanzia felice la sua, piena di giochi, di fantasie ed emozioni che hanno contribuito a plasmare l’adulto e l’artista che tutti conosciamo ed apprezziamo. Ricorda con dolcezza la mamma e il papà, qualche aneddoto da bambino, quando ad esempio i genitori non arrivavano a fine mese e già al 21 di ogni mese non potevano più dargli le dieci lire per comprarsi il gelato “dall’uomo col carretto che passava per strada”. Da questo ricordo nasce  “I giardini di Marzo”: il carretto passava e quell’uomo gridava “gelati!”. Con commozione, autoironia e grande lucidità il maestro ha raccontato gli intrecci della sua vita, i ricordi più teneri e più belli, i sodalizi artistici storici.

La serata è stata condotta da Mimmo Mollica ed è iniziata col dolce e innocente ricordo del primo componimento dell’autore, scritto a soli cinque anni ed ispirato dall’emozione provata aprendo il frigo e scoprendo qualche prelibatezza da mangiare.

Nonostante la sua fama internazionale e la sua pluriennale esperienza è riuscito a far emergere l’immagine di un uomo vero, un uomo che nei suoi testi ha scelto di parlare della vita, dell’amore nella forma più alta e più autentica, senza legarsi alle esigenze del marketing. Solo raccontando ciò che di più reale c’è in questa vita. E forse è stato proprio questo il segreto del suo successo, la veridicità. “Dobbiamo diventare canali di ricezione del bene superiore ed io credo di aver ricevuto troppo in questo” – afferma il paroliere con grande commozione e con una semplicità disarmante che forse non ci si aspetta da un genio straordinario come lui che ha fatto, e fa cantare ancora, tantissime generazioni. “Una donna per amico”, “Un amico in più”, “Per averti” “La voce del silenzio”, taluni dei brani reinterpretati, pezzi di vita, frammenti di quel mosaico che è l’amore in tutte le sue accezioni.

Non poteva mancare il riferimento al suo concetto di “cultura popolare” e alla scuola fondata circa ventisette anni fa. Per lui “la cultura popolare è tutto ciò che riesce ad arrivare alla gente” con semplicità. Ed ancora ha raccontato che il meccanismo che lo spinge a scrivere aforismi è il medesimo che lo ha portato a scrivere indimenticabili brani musicali, ossia il desiderio di raccontare la vita reale.

A rendere autentica e originale la serata l’interpretazione live dalla brillante voce di Sara Ricciardi e dalla band composta da Fabrizio Ribaudo alla batteria, Tindaro Raffaele a piano e tastiera, Tommaso Aricò al basso, Carmelo Scaffidi alle chitarre, Gemino Calà ai fiati. Abili musicisti autoctoni.

Il considerevole evento culturale, oltre che musicale, è stato organizzato da Tindaro Davide Di Perna.