Quattro attori, un regista, un palco e una storia. È il momento delle prove.

Ecco l’inizio di “Sei”, adattamento di “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, opera che segna il ritorno a Messina, al Teatro Vittorio Emanuele, degli attori e registi Spiro Scimone e Francesco Sframeli.

Un lavoro che Scimone ha mantenuto nei binari narrativi pirandelliani, agendo, però, da creativo e sperimentatore, su alcune figure del testo originario con eliminazioni chirurgiche.

Non troviamo, per esempio, il suggeritore, il macchinista, Madama Pace è solo evocata, tutto ciò al servizio di una narrazione più asciutta e concreta, venata, a tratti, di lieve comicità.

Non si soffre la mancanza delle digressioni dei personaggi minori e non risultano come sottrazioni perché la riscrittura di Scimone, pur introducendo un ritmo più serrato ed alcune innovazioni, rispetta i passaggi salienti del dramma e riesce a trasmettere la follia “di una vita sfacciatamente piena di assurdità”.

Una vita da palcoscenico, con gli attori  che fanno un “mestiere da pazzi” ed i personaggi, frutto dell’immaginazione riluttante di un autore,  che si ribellano all’oblio e passano alla conquista della vita reale.

Il Padre, La Figliastra, Il Figlio, Il Giovinetto, La Bambina, rappresentata da una semplice bambola e la Madre. Sono i protagonisti di un dramma che ha uno scorrimento “logico”, almeno sino a quando avanzano nella processione dolorosa di cui sono protagonisti. I litigi, le incomprensioni familiari, la separazione, lo stato d’indigenza della Madre, la  deriva tragica e irrimediabile  che trascina la Figliastra, l’annegamento della Bambina ed il suicidio del Figlio.

Da quando entrano in scena, palesandosi da una scenografia di palchi teatrali, appare chiaro per il regista, interpretato da Scimone, che finzione e realtà si sono scambiate di posto e hanno iniziato una giostra inarrestabile. Si rincorrono in spazi ristretti e l’una incalza l’altra. Vengono così a mancare i punti di riferimento e la vertigine prende il sopravvento.

“Manicomio” urlarono con disprezzo gli spettatori alla prima dell’opera di Pirandello, nel 1921.
Oggi applaudiamo e riusciamo ad apprezzare i passaggi e gli sconvolgimenti introdotti da Spiro  Scimone, supportati dalla regia di Francesco Sframeli.

Sono loro a sommare, nel modo migliore, la dimensione di attore e di personaggio, l’uno nelle vesti di mediatore tra le realtà in scena e l’altro nelle vesti del padre, un uomo sfiancato dalla vita, contrapposto ad una figlia arrabbiata ed aggressiva, profondamente segnata dalle vicende, interpretata con vigore da Zoe Pernici.

Gli altri  attori: Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo “tutti bravi, hanno recitato con perfetto affiatamento e spigliatezza”.

Ciò corrisponde fedelmente alla realtà, al gradimento del pubblico, giustamente affezionato alla Compagnia Scimone – Sframeli, ed è una battuta presa in prestito dall’interpretazione di Carlo Giuffrè.

 

Due repliche mercoledì 13 marzo 2019, alle ore 17.30 e 21.00