Sino al 29 marzo 2019 il Teatro alla Scala di Milano replica Kovàncina, “dramma musicale in cinque atti di Modest Musorgskij, composto tra il 1873 e il 1875 su testo dello stesso musicista. L’opera fu compiuta e strumentata da N. Rinskij-Korsakov e rappresentata per la prima volta nel 1886”.

L’opera racconta in musica il conflitto tra tradizione e modernità: “canta la rivolta degli Strel’cy organizzata e guidata dai principi Ivan e Andrea Kovànskij contro Sofia, reggente dell’Impero di Russia per conto di Pietro il Grande ancora fanciullo”. Gli Strel’cy (Strelizzi nell’adattamento italiano) erano, infatti, la “casta russa di uomini liberi che in tempo di pace costituivano la guardia dello Zar, in guerra il nucleo dell’esercito. Gli Strel’cy si ribellarono più volte, l’ultima nel 1698, quando Pietro il Grande volle dare un carattere più nazionale all’esercito. Gli Strel’cy furono allora completamente sterminati”.

“Nel complesso – commentano gli storici – l’opera di Pietro il Grande è stata per la Russia uno sforzo gigantesco per mettersi a pari dell’Occidente”. Pietro il Grande perseguì l’obiettivo del progresso del suo Impero sino al punto di lasciare morire il figlio Alessio – stando alle ricostruzioni degli storici – “per le torture subìte durante un processo intentatogli da lui stesso, che lo aveva costretto ad abdicare considerandolo l’incarnazione del mondo antico a lui tanto odioso”.