Che l’italiano fosse una lingua ostica l’abbiamo sempre saputo, ma che fossero gli studenti italiani a non conoscerlo, questo davvero non ce l’aspettavamo.
A lanciare l’allarme il Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità con una lettera sottoscritta da 600 docenti universitari ed inviata al presidente del Consiglio, alla ministra dell’Istruzione e al Parlamento italiano. Secondo i firmatari, da troppo tempo i docenti universitari si trovano a dover fare i conti con le carenze linguistiche dei loro studenti. Troppi ragazzi scrivono male, leggono e di conseguenza faticano ad esprimersi. Alcuni atenei, per cercare di porre rimedio ad una situazione incresciosa, si sono visti costretti addirittura a dover attivare corsi di recupero di lingua italiana.

aula-universitaria1«A fronte di una situazione così preoccupante – si legge nella lettera – il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema».

La questione non è quindi da sottovalutare anche perché, errori appena tollerabili in terza elementare, non possono essere accettati da uno studente universitario. Uno studente giunto al quasi completamento del suo percorso di studi che dovrebbe essere in grado di scrivere ed esprimersi senza alcun problema. C’è da dire che l’avvento di social e smartphone non ha aiutato da questo punto di vista. Troppo spesso, infatti, i ragazzi, nello scrivere un messaggio o un post, trascurano le regole grammaticali, finendo poi per riportare questi errori anche in testi scolastici o universitari (basti pensare a xké o cmq).

AulaUniversitariaBisogna trovare delle soluzioni per arrivare, al termine del primo ciclo di studi, ad un «sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti». Tra le linee di intervento suggerite: una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari; l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo (dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano); la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media.

«Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico – concludono – sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro».