Il patrimonio artistico e culturale della città dello Stretto è noto a tutti. Forse, però, pochi sanno che una parte importante della sua identità risiede ad Atene, a pochi passi dalla Piazza del Parlamento greco. Sono 41 le icone bizantine che dal 1916 fanno parte della ricca collezione del Museo Cristiano e Bizantino, uno dei più prestigiosi al mondo.

La storia delle icone messinesi risale all’anno del terribile sisma che nel 1908 colpì la città peloritana. Prima di quel catastrofico evento, Messina contava la presenza di ben 32 chiese ortodosse (a giustificazione della presenza particolarmente nutrita di greci nella nostra comunità) all’interno delle quali erano custodite icone dall’inestimabile valore.

A seguito del terremoto, in riva allo Stretto giunsero due navi della Marina Militare Ellenica, chiamate Kriti e Sfaktiria, non solo a dar manforte alla popolazione, ma anche per recuperare tutte quelle opere d’arte rimaste sepolte sotto le macerie dello tsunami. Tra di esse vi erano gli arredi e le icone della parrocchia di San Nicolò dei Greci, edificata nel 1686, rasa al suolo e mai ricostruita, nel luogo (l’attuale Via Garibaldi) che oggi ospita un’edicola votiva donata da un medico di Salonicco alla Comunità Ellenica dello Stretto nell’agosto 2012.

I dipinti in oro attraversano un periodo storico che va dal 1300 al 1800, e ripropongono tutte le fasi della produzione artistica caratterizzate da un sapiente utilizzo dei colori e delle forme, il frutto di un’arte che trascende la materialità e si incarna in un’esperienza mistica che oltrepassa i confini temporali.

Si pensa che le opere siano riconducibili ad artisti della scuola pittorica cretese, tra cui il grande iconografo Michele Damasceno (Μιχάλης Δαμασκηνός), ospite della città di Messina dal 1569 al 1573.

E, tra le icone dei Santi Basilio, Lucia, Giorgio, Antonio e Caterina, le più importanti catturano lo sguardo: il Cristo Pantocratore, Santa Caterina d’Alessandria e la splendida Natività di Eustazio di Giannina.