[stream provider=video flv=x:/www.messinaweb.tv/wp-content/uploads/2010/10/12276.flv img=x:/www.messinaweb.tv/wp-content/uploads/2010/10/teatro-grande.jpg embed=true share=true width=480 height=320 dock=true controlbar=over bandwidth=high autostart=false /]

Spettacolo piacevole questo mix di musicals dal titolo “Una notte a Broadway”, per la regia di Alessandro Alù, portato in scena al teatro Savio, sabato 6 marzo 2010 alle 21:00, con l’associazione culturale “Excursus”.
Il giovane regista ci dice che la sua formazione è basata soprattutto sul musical, e perciò ha voluto proporre uno spettacolo nuovo ai messinesi che andasse al di là dei luoghi comuni; e per luoghi comuni intendiamo un “Grease” o un “Evita”, che sono musicals commerciali molto pubblicizzati. Una notte a BroadwayAlù ha voluto presentare sì musicals significativi che hanno fatto la storia di Broadway, come “Cats” o “Jesus Christ Superstar “, però allo stesso tempo ha voluto far vedere cos’altro c’è a Broadway, cioè quelle opere che vanno oltre il “Broadway musical”, (musical standard), in cui le storie sono sempre le stesse e cambia solo la dimensione spazio-temporale. Il regista ha voluto prendere in considerazione quello che è Broadway oggi e l’insieme di fantasia presente che arriva fino alle fiabe; ed infatti ha presentato anche brani di “Wicked”, tratto dal “Mago di Oz”.
Il regista ha voluto creare uno spettacolo che facesse respirare la stessa aria che si respira in una casa di produzione ed in un teatro di Broadway. Lì i performers fanno il loro lavoro per pochi dollari, ma riescono ad entrare completamente nel personaggio: non si tratta di recitare quei sentimenti bensì di provarli, soffrire realmente in quel momento sul palco, essere felice, essere innamorato, vivere quell’emozione o quel conflitto interiore. L’attore non recita queste emozioni. Le prova. Qui l’attore stravolge la propria interiorità per trasformarla nell’interiorità del personaggio. E’ la tecnica dell’immedesimazione. A questo si collega la scelta di lasciare dei brani in lingua originale, nonostante Alù avesse una traduzione personale e nonostante esistano traduzioni ufficiali nazionali molto valide. Perché? Perché quell’emozione, quel brivido che trasmette un determinato testo può raggiungere anche le persone che non conoscono la lingua inglese (visto che il musical nasce in Inghilterra ed in America e dunque fa parte della cultura anglosassone), le quali possono avvertire in ogni caso, e forse di più, le sensazioni ed i sentimenti provati dal personaggio. Ad esempio in “Memory” il testo inglese si sposava meglio con i movimenti e le espressioni del personaggio. La scelta è stata funzionale alla mimica del personaggio; se per Alessandro Alù l’espressione in inglese era la più toccante e la più coinvolgente, ed in una traduzione italiana poteva stonare, allora ha lasciato il testo in lingua originale.
La prima formazione di Alù è avvenuta a Messina con la frequentazione di vari laboratori teatrali, e poi la passione per il musical è arrivata frequentando la Musical Theatre Academy di Catania. Dal punto di vista narrativo dell’opera, Alù ha cercato di trovare un modo divertente e leggero per  legare musical che hanno poco in comune tra loro: “A chorus line”, “The phantom of the opera”, “Chicago”, “Cats”, “Wicked”, “Memory”, “Hairspray”, “Jesus Christ Superstar”, “Rocky horror show”.
L’idea è stata quella di creare i personaggi dei narratori: questi sono dei singolari agenti teatrali sull’orlo del fallimento che, facendo provini a svariati artisti e rendendosi conto che i veri talenti possono nascondersi ovunque, portano in scena (come provini) alcuni brani dei musicals. I protagonisti sono stati all’altezza della situazione soprattutto dal punto di vista del canto e del ballo, mentre sono risultati un po’ acerbi nelle parti esclusivamente recitate. Nel complesso il tentativo è abbastanza riuscito, visto che il tempo è volato: alla fine sembravano le 22:30 ed invece erano già le 23:45.