L’artista inglese sarà al centro del divertente racconto delle avventure di uno straniero in Sicilia, e a Catania in particolare

«”Uomo maturo” esplora coraggiosamente quella zona d’ombra tra “english humour” e “sicilian liscia” per un pubblico che vuole interrogarsi, riflettere ma soprattutto ridere delle disavventure altrui»: così Steve Cable, inglese residente a Catania, presenta il suo spettacolo “Uomo maturo”, che lunedì 5 agosto chiuderà il cartellone de “Il Cortile – Teatro Festival” di Messina. Appuntamento come sempre alle 20,45 nel cortile del settecentesco Palazzo Calapaj – D’Alcontres (strada San Giacomo, accanto al Duomo).

“Uomo maturo” è un racconto autobiografico che testimonia i tentativi comunicativi di un giovane artista inglese in una città italiana del Sud. Lo spettacolo, come si legge nelle note della produzione, «propone un viaggio il cui il conosciuto – costumi e usanze sicule – risulta esotico, per non dire erotico, se è visto attraverso lo sguardo curioso, quanto smarrito, di un giovane viaggiatore straniero. Un viaggio esilarante ed esistenziale, “on the road” e “in the middle of the road” in pari misura, un racconto epico in tutto il suo fallimento, figlio bastardo di Albert Camus e Groucho Marx».

La terza edizione del “Cortile – Teatro Festival” si chiude con un bilancio positivo: «Siamo contenti – dice il direttore artistico Roberto Zorn Bonaventura che ha lavorato in collaborazione con Giuseppe Giamboi – perché anche quest’anno la nostra iniziativa è stata molto seguita, abbiamo registrato ancora più presenze rispetto all’anno scorso. Il nostro è un piccolo festival che si basa solo sulle nostre forze e che è diventato in tre anni un punto di riferimento dell’estate culturale a Messina. Mi chiedo, però, se sia normale non avere mai avuto l’interessamento e il sostegno di un rappresentante dell’amministrazione comunale o della maggiore istituzione culturale cittadina, ovvero il Teatro di Messina. E non mi riferisco solo al nostro progetto.

A Messina esiste un eccezionale fermento teatrale di qualità che meriterebbe di non essere abbandonato a se stesso da chi, raggiunta una “poltrona” del cosiddetto potere, avrebbe la possibilità, la forza economica e il dovere di fare di più, molto di più».