Durante il lungo ponte festivo che traghetterà – i più fortunati – dalla Pasqua al primo maggio, il progetto “Opera al Centro” curato da Giuseppe La Motta propone, nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele, la personale di Enrico Meo dal titolo “Visioni”.

L’incontro con l’autore è un passaggio essenziale per aggiungere alla propria visione quella dell’artista, che è sempre più sottile, acuta, dettagliata. Non sempre, però, i protagonisti sono disposti a “svelarsi”, chi per carattere, chi per calcolo. Di certo, non è il caso di Enrico Meo che ad ogni domanda è pronto a rispondere in maniera schietta e profonda, manifestando le scelte artistiche, frutto di un’articolata formazione, e uno spirito combattivo da indomito visionario.

Dalle botteghe d’arte della natia Grottaglie, famosa per la produzione di ceramiche, agli studi, alla carriera di Docente di Discipline Pittoriche, alle esperienze di incisione a Urbino, di Arte Contemporanea ad Anacapri con il Maestro Joe Tilson e di Arte Concettuale alla Sommerakademie di Salisburgo sotto la guida del Maestro Roman Opalka, Enrico Meo ha messo assieme un percorso con tanti punti di riferimento ed altrettante stazioni, sempre di partenza.

Il suo è un viaggio incessante, moltiplicato dagli innumerevoli spunti, captati dall’istinto, che l’artista segue con dedizione ipnotica, muovendosi, privo di gravità, nel “mare magnum” metafisico che è il suo universo espressivo.  Un universo che ribolle di colori “timbrici”, di simbologia mitologica ed esoterica, tradotta in “Visioni”.

“Si avverte la vis interiore dell’artista che polemizza con il presente denunciando la fragilità dell’uomo nella continua ricerca materiale di appagamento momentaneo, vano ed effimero, come esplicitato nell’opera “Il Borghese” scrive, nell’attenta analisi, il critico d’arte prof. Roberta Filardi, che ha presentato la mostra e curato la brochure di accompagnamento.

 

Enrico Meo è un uomo e un artista che non nasconde il travaglio interiore che lo anima. Le sue opere non sono dipinti inchiodati ad un muro, sono le sue armi dialettiche per affrontare, esorcizzandolo, un mondo che per molti aspetti non comprende, né accetta. E non ne fa mistero.

Non è un reazionario, né un nostalgico rivoluzionario, è un uomo che ama il dubbio, le domande e l’introspezione, ovvero il percorso più difficile, nella vita e nell’arte, che obbliga a guardare dritto, anche quando le situazioni divengono più semplici se si diventa “strabici”, volutamente deviati. Come il giovane dipinto da Meo, che così denuncia la spostamento ottico, ovvero morale che trasforma le generazioni più giovani.

 

Dalle icone laiche, ad “Icaro” che si sta per schiantare su una terra di rifiuti, a “La Grande Madre” che emerge in un’atmosfera boreale, agli angeli specchio dell’anima umana, alla donna dell”Amor sacro e Amor profano”, solo per citare alcune delle opere esposte, il racconto di Enrico Meo esprime un giudizio severo sul presente, ma al tempo stesso offre un’ampia via alternativa che si alimenta di “Visioni”.

 

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, escluso il lunedì, dal 19 aprile al 7 maggio nelle fasce orarie 10-13 / 16-19