Ieri il Consiglio Comunale ha approvato la proposta di deliberazione   presentata da Alessandro Russo come primo firmatario e sottoscritta da Rizzo e Zante relativa alla istituzione di un Registro Comunale dei Soggetti Richiedenti Asilo e Protezione Umanitaria.

La proposta è nata  dalla necessità di superare le previsioni dell’art. 13 della Legge 132/2018 (c.d. “Salvini”) che escludono dalla possibilità di iscrizione anagrafica i soggetti che richiedono asilo e protezione umanitaria, di fatto escludendoli dal godimento di diversi diritti di cittadinanza che per Costituzione andrebbero garantiti a tutti gli individui si trovino a qualsiasi titolo sul suolo nazionale.
A ciò si aggiunga che l’iscrizione permetterebbe di registrare le presenze dei migranti, assicurando la loro conoscibilità alle istituzioni e il loro percorso di inclusione lontano dallo sfruttamento da parte della criminalità e del malaffare, cosa che – invece – proprio la previsione dell’articolo 13 della Legge Salvini paradossalmente causerebbe.

La istituzione del Registro Locale fa di Messina la prima città italiana ad aver individuato uno strumento che supera le previsioni incostituzionali dell’art. 13 della L. 132/2018.

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Di seguito il testo:

 

PREMESSO

che il Testo Unico degli Enti Locali, D. Lgs. 267/2000, all’art. 14 sancisce la piena titolarità in capo al Comune della istituzione degli albi anagrafici, prevedendo espressamente: “Il comune gestisce i servizi elettorali, di stato civile, di anagrafe, di leva militare e di statistica”.

Che gli albi anagrafici o i registri anagrafici di cui all’art. 14 del TUEL debbano intendersi nella accezione del D.P.R. n. 223 /1989, art. 1., ossia come “Raccolta sistematica dell’insieme delle posizioni relative alle singole persone, alle famiglie e alle convivenze che hanno fissato nel comune la residenza, nonché delle posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel comune il proprio domicilio”.

Che in esecuzione della titolarità riconosciuta dall’art. 14 del TUEL citato, diversi Comuni italiani hanno, anche nel recente passato, proceduto ad introdurre nel proprio ordinamento locale degli albi anagrafici che non fossero in contrasto con le norme nazionali ed ordinamentali e che innovassero rispetto a certi temi particolari anche rispetto alla disciplina normativa vigente, come ad esempio gli albi e i registri delle unioni civili, agendo in tutela del riconoscimento di situazioni giuridiche meritevoli di salvaguardia.

CONSIDERATO

Che la Costituzione, tra gli altri agli articoli 2, 14, 16, 24, 32 e 38,  prevede espressamente che il diritto di iscrizione anagrafica debba essere garantito e tutelato  poiché il suo godimento è precondizione essenziale e indefettibile per il godimento di una serie di diritti sociali e civili – ad esempio le prestazioni di assistenza sociale, l’accesso ai servizi sanitari, il collocamento di lavoro, i benefici di welfare locale e di edilizia residenziale pubblica oltre che il poter resistere giudiziariamente in tema di riconoscimento della cittadinanza e dei diritti politici.

Che in ossequio all’impianto costituzionale la legge 1228 / 1954 (“legge Anagrafica”), all’art. 2, prescrive che l’iscrizione anagrafica sia un diritto – dovere a cui sia il cittadino italiano che lo straniero siano tenuti a dare seguito.

Che la Repubblica ottempera alle previsioni della Convenzione di Ginevra del 1951, come introdotta dalla legge 722/1954, che all’art. 26 prevede che ciascuno Stato contraente debba “Concedere ai rifugiati che soggiornano regolarmente sul proprio territorio il diritto di scegliervi il loro luogo di residenza e di circolarvi liberamente, con le riserve previste dall’ordinamento applicabile agli stranieri nelle stesse circostanze in genere”.

 

ATTESO

che l’esistenza di un un diritto alla residenza come forma di “diritto per esercitare altri diritti” qualificato come diritto soggettivo è stato ampiamente confermato e consolidato da giurisprudenza di Suprema Corte di Cassazione – come attestano, tra le altre, le sentenze nr. 449/2000 della Cassazione, Sezioni Unite, che stabilisce: “(…) L’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente (…) configura uno strumento giuridico, amministrativo di documentazione e di conoscenza, che è predisposto nell’interesse sia della pubblica amministrazione, sia dei singoli individui. Sussiste, invero, non soltanto l’interesse dell’amministrazione ad avere una relativa certezza circa la composizione e i movimenti della popolazione (…), ma anche l’interesse dei privati a ottenere le certificazioni  anagrafiche  a essi necessarie per l’esercizio dei diritti civili e politici e, in generale, per provare la residenza e lo stato di famiglia”, e nr. 1738/1986, Cassazione Civile, Sezione II, che evidenzia: “(…) La residenza di una persona è determinata dalla sua abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, cioè dall’elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e dall’elemento soggettivo dell’intenzione di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali”.

Che giurisprudenza della Consulta, con sentenza nr. 148/2008,  evidenzia che: “Lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (…); ciò comporta il rispetto, da parte del Legislatore, del canone di ragionevolezza, espressione del principio di eguaglianza, che, in linea generale, informa il godimento di tutte le posizioni soggettive”.

RISCONTRATO

Che la disciplina introdotta dalla L. 132/2018, di conversione in legge del D. L. 113/2018, presenta in alcune sue previsioni – segnatamente quella dell’art. 13 – delle limitazioni e dei restringimenti dei campi di operatività del diritto di registrazione anagrafica degli stranieri presenti sul territorio nazionale e che, potenzialmente, tale restringimento potrebbe comportare la lesione di diritti soggettivi riconosciuti a tutti gli individui dal nostro ordinamento costituzionale, così come descritti infra supra alla presente deliberazione.

RITENUTO
Opportuno introdurre misure di mitigazione – a tutela dell’Amministrazione – delle potenziali conseguenze per i diritti soggettivi del divieto di registrazione anagrafica, dotandosi di strumenti alternativi tollerati secondo le vigenti normative.

TUTTO QUANTO SOPRA PREMESSO, CONSIDERATO, ATTESO,

RISCONTRATO E RITENUTO

DELIBERA

 

ISTITUIRE l’ “Albo per l’iscrizione anagrafica dei soggetti richiedenti asilo del Comune di Messina”, comprendente sia coloro che siano in attesa della pronuncia della Commissione Territoriale competente, sia coloro che non hanno ancora ottenuto un provvedimento definitivo nell’eventuale ricorso giurisdizionale proposto e che siano stabilmente localizzati sul territorio comunale.

DARE ATTO che dall’iscrizione all’“Albo per l’iscrizione anagrafica dei soggetti richiedenti asilo del Comune di Messina” discendono, ai fini della titolarità di erogazione dei servizi in ambito comunale, medesimi diritti previsti per l’iscrizione anagrafica.

DARE ATTO che la presente deliberazione non comporta impegni di spesa.